martedì 31 dicembre 2013

QUESTA E' L'ACQUA di David Foster Wallace

Mentre sto scrivendo questo post sto espiando la mia colpa, una colpa gravissima: essere una delle pochissime persone al mondo a non aver mai letto qualcosa di David Foster Wallace. Ma eccomi qui a rimediare, quindi immaginatemi pure in ginocchio sui ceci come penitenza per questa mia grande mancanza.
 
I sei racconti di questa raccolta, scritti tra il 1984 e il 2005, offrono uno sguardo di insieme sulla straordinaria avventura artistica di Wallace, e una summa delle sue tematiche e dei diversi stili con cui le ha affrontate ed esaltate. La depressione, vivisezionata nelle sue spietate dinamiche nel doloroso e commovente "Il pianeta Trillafon in relazione alla Cosa Brutta"; la ricerca di una nuova maturità ed equilibrio nel discorso tenuto davanti agli studenti del Kenyon College, che dà il titolo alla raccolta; il sentimento amoroso in tutte le sue possibili declinazioni, tra goffaggine, tenerezza, crudeltà, nelle due novelle "Solomon Silverfish" e "Ordine e fluttuazione a Northampton"; l'adolescenza come stagione della vita in cui ricerca d'identità e perversione finiscono per coesistere, in "Altra matematica"; le nuove complessità del mondo globale e il crollo di ogni logica binaria, nel piccolo gioiello "Crollo del '69".
Che stolta sono stata a non aver cominciato prima a leggere Wallace. La sua prosa è strepitosa, in alcuni punti ironica, ma tagliente dove serve. Ora capisco perché è considerato da larga parte della critica come il più importante autore americano dell'ultima generazione. Di solito non amo molto i racconti brevi, prediligo sempre libri molto più lunghi e consistenti (datemi un libro con più di 500 pagine e toccherò il cielo con un dito). Ma questo autore mi sta facendo cambiare idea. La sua scrittura è talmente diretta, immediata, ma allo stesso tempo estremamente profonda e complessa, che non ha bisogno di centinaia di pagine per esprimersi al meglio e colpirti, gliene bastano molte meno.
In più questo volume è arricchito da una nota di Don DeLillo e da una postfazione del curatore Luca Briasco.
 
Il primo racconto, "Solomon Silverfish", mi ha letteralmente stesa. Il modo di descrivere il cancro che sta uccidendo la moglie di Solomon mi ha quasi fatto toccare la malattia con mano. La analizza con cura e in profondità, dandole forma e rendendola reale agli occhi del lettore. Le attribuisce persino un odore...è geniale.
Stessa cosa quando parla della depressione nel terzo racconto, "Il pianeta Trillafon in relazione alla Cosa Brutta", che nemmeno in un testo di psichiatria è spiegata così bene. Puoi percepire la sofferenza del protagonista ed è tutto così vivido e coinvolgente da farti venire la pelle d'oca.
 
Mi è piaciuto da subito, ma Wallace ha rischiato di perdermi con il quarto e quinto racconto, che non mi hanno coinvolto più di tanto e quindi stavo perdendo l'entusiasmo iniziale. Ma non tutto era perduto e, con un incredibile colpo di coda, mi ha ripreso alla grande con il sesto e ultimo racconto, "Questa è l'acqua". Il  discorso tenuto davanti agli studenti del Kenyon College mi ha riconquistata, ha toccato delle corde per me molto sensibili e ho capito, con somma ammirazione, che David Foster Wallace parla una lingua affine alla mia.
 
VOTO: 8,5/10
 
Non voglio dilungarmi troppo, perché è l'ultimo dell'anno e dobbiamo tutti preparaci per i festeggiamenti di questa sera.
Ma un'ultima cosa devo dirla.
Ringrazio ufficialmente Maria di Start from scratch per avermi consigliato questo autore stupendo. Lei mi ha detto che, per conoscere Wallace, sarebbe stato meglio partire da una raccolta di suoi racconti. Avendo imparato, con il tempo, che i suoi consigli sono preziosi e i suoi giudizi affidabili, l'ho seguita ciecamente.
Allo stesso tempo le voglio dedicare anche questo ultimo post del 2013, perché esattamente un anno fa è capitata per caso nel mio blog e ha deciso di lasciarmi un commento, dando così vita a una bella amicizia tra blogger, che spero durerà ancora a lungo.
 
BUON ANNO A TUTTI E CI RIVEDIAMO NEL 2014!!!


lunedì 23 dicembre 2013

CRONACHE DAL GRUPPO DI LETTURA #1

Ho partecipato al primo "Gruppo di lettura" organizzato da Maria, la mente vivace e brillante che sta dietro Start from Scratch. Con votazioni democratiche sono stati scelti prima l'autore, Paul Auster, e poi il libro da leggere, in questo caso "Follie di Brooklyn".
Abbiamo deciso di dividere il tutto in tre tappe, della durata di una settimana l'una, e al termine di ognuna ritrovarci su Facebook per discuterne.
1° tappa - da pagina 3 a pagina 86 (conteggio capitoli: leggere fino a "Una serata da mangiare e bere" ESCLUSO)
2° tappa - da pagina 87 a pagina 174 (conteggio capitoli: leggere fino a "Doppio gioco" ESCLUSO)
3° tappa - da pagina 175 fino alla FINE.
Una volta recuperato tutti il libro è partita la nostra avventura.

Nathan Glass è un assicuratore in pensione in cattivi rapporti con la ex moglie e la figlia. Dopo essere sopravvissuto al cancro, ma senza una lunga prospettiva di vita, decide di finire i suoi giorni a Brooklyn, nel quartiere dove è nato, per lavorare a una raccolta di storie e aneddoti divertenti che intitola "Il libro della follia umana". Camminando per le strade di Brooklyn incontra il nipote Tom, che non vede da molti anni. L'ultima volta che l'ha visto era un giovane e intelligente universitario prossimo alla laurea, con un futuro brillante di fronte a lui. Ora invece è un ingrigito commesso di libreria. È Tom il vero protagonista di questo romanzo, mentre Nathan è un osservatore e narratore delle vicende del nipote. Tutto si complica con l'arrivo di Lucy, la figlia di Aurora, la sorella di Tom, e dopo un lungo viaggio nel Vermont e un veloce rientro a Brooklyn, tutto cambia nelle vite di questi personaggi.
1° tappa - I commenti e le osservazioni sul libro sono cominciati in modo pacato e sottotono, ma sostanzialmente le idee erano diverse. Alcuni hanno avuto una prima impressione positiva di "Follie di Brooklyn", altri all'opposto non sono stati catturati dalle prime pagine. Io facevo parte di quest'ultimo gruppo, lo trovavo noioso e ancora non mi aveva coinvolto, ma devo ammettere che eravamo in minoranza. a pensarla così
Su una cosa eravamo tutti d'accordo: la scrittura di Austen. Fluida, scorrevole, non pesante e nemmeno banale. L'autore indubbiamente sa scrivere molto bene, arricchendo la narrazione con numerose citazioni e intelligenti riflessioni.
Ma forse era ancora presto per avere delle idee precise su questo romanzo, in fondo della storia ancora non si sapeva molto.
Quindi, sperando in un miglioramento, ho proseguito nella lettura...
 
2° tappa - La storia prende forma piano piano, ora conosciamo di più Nat e Tom e in più è arrivata anche Lucy. I commenti su Facebook ruotano, soprattutto, attorno all'idea dell'Hotel Esistenza di Tom; idea purtroppo destinata ad infrangersi. Poi il dibattito si sposta su Tom e su chi si riconosce in lui e lo apprezza e chi invece vorrebbe potergli dare una scrollata per vedere se è ancora vivo. Per non parlare di Lucy che alcuni non sopportano e vorrebbero darle una badilata in faccia (io per prima). Alla fine i commenti si perdono in una breve divagazione sulla storia della bambola di Kafka, scoprendo con estremo entusiasmo che è un libro che esiste veramente e così, come capita anche troppo spesso, la mia interminabile "lista dei libri da leggere" accoglie un nuovo membro.
Finalmente il romanzo comincia a piacermi, sono più coinvolta, ma continuo a non sopportare il vizio dell'io narrante di preparare il lettore alle vicende che stanno per accadere ai personaggi...ma stiamo cominciando la terza e ultima tappa, quindi continuiamo a leggere...
 
3° tappa - Inizia l'ultima settimana di lettura con uno spoiler firmato Maria, con tanto di trascrizione di una parte del testo. La discussione (a cui io non prendo parte perché non ho ancora letto quella parte) si anima perché l'argomento è scottante, importante, disturbante e complesso. Si parla di fondamentalismo. E tutti concordano che negli Stati Uniti è una piaga molto diffusa, e quindi Austen ha voluto inserire uno spaccato della società americana molto comune e riconoscibile.
Il finale non è una sorpresa, perché è descritto anche nella quarta di copertina. Alla maggior parte dei partecipanti al gdl il finale sembra un po' troppo sbrigativo, nelle ultime pagine si corre per raggiungere la data prescelta per la fine del romanzo: 11 settembre 2001. Data a mio parere inserita dall'autore per dare più veridicità ad un romanzo che non ne aveva bisogno, perché racconta già una storia autentica e reale nella quale tutti possono identificarsi almeno un po'. Il parere generale è che non era necessario inserire quella tragedia nel libro, era banale e poco coerente, ma forse è stata utile per alcuni punti di vista. Per me è servita a capire meglio tutto il lungo monologo finale di Nat e a rendere omaggio a tutte le vittime dell'attentato, ma anche a quelle persone sconosciute che muoiono tutti i giorni; ma per quasto si ha l'impressione che l'ultimo capitolo sia una cosa a parte, poco coerente con il resto del romanzo.
 
In conclusione, non è uno dei miei libri preferiti, ma mi è piaciuto e sono contenta di aver conosciuto Auster, un autore nuovo di cui non conoscevo assolutamente niente e del quale, probabilmente, non avrei mai letto nulla se non avessi partecipato al gdl.
Per quanto riguarda la mia prima esperienza in un "Gruppo di lettura" è stata assolutamente positiva e spero di poterla ripetere al più presto!!!!
Magari nel prossimo gdl leggerò finalmente Neil Gaiman!!!!
 

martedì 10 dicembre 2013

EMMANUEL di Francesco Bianco

Come già detto nel post in cui presentavo questo libro (clicca QUI) non sono una gran lettrice di fantascienza, i libri di questo genere che ho letto si possono contare tranquillamente in una mano. Ma è un argomento che non mi dispiace affatto e sono rimasta piacevolmente colpita da "Emmanuel" opera prima di Francesco Bianco.
 
In una calda e afosa mattina d’agosto del 2050 appaiono nel celo di Salisbury delle strane sfere di luce chiamate ‘Flottillas’, che formano un singolare emblema. Questo fenomeno cattura l’attenzione di Jeffrey White, quarantenne senza tetto con un passato da scienziato. La curiosità è troppo forte e così Jeff, insieme all'amica e ex collega Destiny e a Set, fotografo e cacciatore di UFO, parte per un'ultima avventura. Sarà proprio l'ultima, perché la fine del mondo è imminente, il tempo della Terra sta terminando, e anche la vita sul pianeta sta per sparire per sempre. Tra strani incontri, fasci di luce misteriosi e catastrofici terremoti, i tre protagonisti intraprenderanno un viaggio che li porterà dove non avrebbero mai immaginato. Qui incontreranno Vivi, una giovane ragazza albina, che li guiderà e accompagnerà fino alla sconvolgente rivelazione finale.
 

Lo stile è semplice e scorrevole, con descrizioni degli ambienti e delle situazioni molto accurate. Questa è una cosa che apprezzo molto, perché a volte, soprattutto nella prima opera di uno scrittore emergente, viene lasciato poco spazio e tempo alle descrizioni, che secondo me sono fondamentali per far calare il lettore nell'atmosfera della storia che sta per vivere.
La narrazione è fluida e i primi capitoli vengono usati per "presentare" i personaggi, poi la storia prende forma e diventa sempre più interessante.

Non so esattamente perché, ma mi ha ricordato in qualche modo il "Codice Da Vinci". L'atmostera e le sensazioni iniziali erano molto simili a un romanzo giallo. Ma omicidi in questo libro non ce ne sono, in compenso però ci sono gli alieni e tutto il mistero che circonda e caratterizza questo argomento.
Il romanzo è ambientato nel prossimo futuro (il 2050 è abbastanza vicino), ma lo si capisce solo quando ci viene comunicato dall'autore stesso, altrimenti potrebbe tranquillamente trattarsi dei giorni nostri. Questo per me non è stato per niente negativo, anzi, forse ha aiutato il mio coinvolgimento nella storia.
Futuro, alieni, fine del mondo, altri pianeti...questo e molto altro permettono di collocare a pieno titolo questo libro tra le opere di fantascienza; ma nascosto tra l'intricata trama c'è molto altro: un amore sopito da tempo, nuove amicizie inaspettate, profezie sulla fine del mondo e domande sull'esistenza di Dio; ma anche un'importante riflessione sul fatto che siamo noi, con il nostro stile di vita, a consumare le risorse della Terra e che questo non potrà durare in eterno, prima o poi il nostro amato pianeta ci presenterà il conto di tutti i nostri abusi.

I personaggi principali sono ben delineati. Jeff è la mente curiosa, lo scienziato in cerca di risposte. Set è il fanatico degli alieni, sempre a caccia di UFO da quando era piccolo, tanto da farne un lavoro vero e proprio. Leone rappresenta un po' l'ostacolo della situazione, il ricco, potente e arrogante. Vivi è il tramite, la guida per la fase successiva. Mentre Destiny...ecco, lei non l'ho inquadrata molto; poteva interpretare il ruolo della credente, della religiosa, ma non ce la fa fino in fondo e l'ho trovata un po' insipida e quasi insignificante ai fini della storia.
Unico piccolo neo l'ho riscontrato verso la fine (ATTENZIONE SPOILER!!!!). Dopo l'incontro che i tre protagonisti hanno con Dio, nonostante le spiegazioni  che vengono loro date, le loro menti traboccano di domande senza risposta. Questo è quello che prova anche il lettore. Non tutte le domande sorte lungo la lettura hanno una risposta e molti dubbi restano anche quando il libro si conclude. Delle domande mi hanno assillato più di altre: perché Dio ha scelto proprio loro tre? Quali sono i motivi per cui questi tre eletti possono venire a conoscenza di determinate rivelazioni? E perché proprio loro sono ideali per dar vita a una nuova umanità, in un nuovo pianeta? In oltre mi è sembrato che tutti accettassero troppo facilmente tutto quello che veniva rivelato loro. Non ci sono state scene di incredulità o di isteria, sembrava tutto molto naturale.
Preferisco i romanzi in cui, alla fine, tutti i tasselli del puzzle vanno al loro posto e tutto viene spiegato. Ma è anche vero che non in tutte le storie si può pretendere tutte le risposte, in alcuni casi il verdetto viene lasciato al lettore stesso, in modo che ognuno si dia le spiegazioni che preferisce e arriva alle conclusioni con la propria testa. Questi romanzi fanno lavorare di più la mente e quindi restano più impressi. Forse questo è uno di quei romanzi. (FINE SPOILER!!!).

Le citazioni all'inizio di ogni capitolo sono ben studiate e inerenti all'argomento che tale capitolo andrà a trattare. La fine di ogni capitolo è creata in modo da lasciar in sospeso, e quindi incuriosito, il lettore, cosa che obbliga a proseguire nella lettura, rendendo quasi impossibile chiudere il libro.
Si tratta di una prima opera molto ben riuscita, che potrebbe piacere anche a chi non è appassionato di fantascenza, grazie alla sua delicata vena da romanzo giallo.

VOTO: 7/10

mercoledì 4 dicembre 2013

STORIA DI UNA CAPINERA di Giovanni Verga

Sì, è un altro libro della collana Live della Newton Compton. Vi avviso che li ho comprati tutti e 36 (per ora sono solo 36, ma potrebbero crescere di numero) e quindi, uno alla volta, con molta calma (causa altre letture arretrate) li leggerò tutti e ne parlerò qui nel blog.
Questo di Verga ho deciso di leggerlo dopo averlo visto nel piccolo e "appena nato" blog di Berenice,  Il diario segreto di una lettrice (andate a trovarla!!!)

Maria, giovane educanda di un monastero, a causa di un'epidemia di colera, è costretta a passare un breve periodo in campagna con il padre, la nuova moglie di lui e la figlia. La ragazza in realtà non ha la vocazione, è stata costretta dal padre alla vita del convento e sa che lì dovrà tornare a breve. Durante il soggiorno scrive delle lettere all'amica Marianna, anch'ella novizia, ma con un destino diverso dalla protagonista. In queste lettere Maria descrive l'affetto provato nei confronti della sua famiglia (anche se non ricambiato), tutta la felicità e la gioia del tempo trascorso fuori dal convento e la libertà di poter vivere veramente la sua giovinezza. Grazie a questo periodo la giovane novizia scopre nuovi orizzonti, affronta turbamenti tipici della sua età, ma soprattutto conosce l'amore. Un amore osteggiato da tutti e destinato a non crescere a causa del destino, già scritto, di Maria. Ma una volta scoperto questo forte sentimento, per la giovane suora sarà difficile reprimerlo e nasconderlo nel fondo del suo cuore, quando invece vorrebbe gridarlo al modo e scappare con il giovane amante. La sofferenza, per questa lotta interiore, sarà così grande che Maria si ammalerà di frequente, rischiando la morte.
 
Sul retro della copertina ho letto che è tratto da un'esperienza autobiografica e Wikipedia mi ha illuminato sul giovane amore di Verga per la novizia Rosalia.
Mi piacciono i romanzi epistolari, ma avrei preferito che ci fossero anche le lettere di risposta spedite dall'amica Marianna. Invece si può leggere solo il punto di vista, sull'intera situazione, di Maria; mentre sarebbe stato bello leggere anche i consigli e le riflessioni dell'amica.
Sono trascorsi quasi 150 anni dalla pubblicazione, ma questo è un libro che non sente molto il tempo che passa, al contrario di altre opere. Sarà dovuto al fatto che tratta un argomento universale, sempre attuale, e quindi immortale come l'amore. In particolare quell'amore impossibile, struggente, che logora il corpo e l'anima.
I turbamenti di Maria sono quelli tipici di un adolescente, o di una giovane donna. Si trova alle prese con il suo primo, e unico, amore e si può notare come certi sentimenti non invecchiano e quindi non sono molto cambiati dal 1869 ad oggi.
 
La prima parte del libro è estremamente allegra e veloce, viene trasmessa tutta la gioia e l'eccitazione che Maria prova nel vivere fuori dal convento; la descrizione è talmente euforica che anche il ritmo di lettura ne viene contagiato e si legge molto velocemente.
Nel momento in cui la protagonista incontra il ragazzo di cui si innamora, e quindi cominciano i problemi, anche il ritmo della scrittura cambia: diventa più calmo, riflessivo e molto sofferente (a causa della sofferenza di Maria). Di conseguenza cambia anche la lettura, che rallenta notevolmente rispetto alla prima parte.
 
La povera novizia è inconsolabile. Il ragazzo che ama la ama a sua volta, ma l'amore non basta e la loro storia è destinata a non cominciare mai, a non prendere mai il volo e questo logora completamente Maria. La povera ragazza, già cagionevole di salute come la madre, cadrà in una spirale di sofferenza e malattia che la distruggeranno nel corpo e nello spirito. Anche quando torna in convento le è impossibile darsi pace e a dimenticare ciò che è successo. Continuerà a sprofondare nel delirio della malattia, fino al tragico epilogo.
L'amore dal suo punto di vista, sebbene puro e innocente, è visto come un peccato. Lei, destinata ad una vita di castità e a sposare solo la sua fede, non può innamorarsi di un ragazzo. L'ho trovato molto triste: Maria, come essere umano, è soggetta all'amore come tutti noi; ma invece viene obbligata a rinunciare alla felicità per compiere un destino che le è stato imposto e al quale non può dire di no. Credo che le cose siano cambiate molto da allora, e ringrazio di poter vivere in un epoca in cui è permesso cambiare idea, essere gli artefici del proprio destino e decidere del proprio futuro.
 
L'analogia con la capinera è azzeccata (in una breve prefazione dell'autore, all'inizio del romanzo, viene spiegato anche il motivo per cui ha scelto questo titolo). La giovane protagonista è proprio come l'uccellino: costretta, per volere altrui, a rimanere rinchiusa in una gabbia (sia fisica che emotiva), dalle cui sbarre può vedere il mondo che la circonda, può sentire la felicità di tutti, ma deve nascondere la sua tristezza e la sua sofferenza. Il canto della capinera è piacevole da ascoltare, ma se cantasse per esprimere la sua tristezza?
 
VOTO: 6,5/10

venerdì 18 ottobre 2013

- CONSIGLI PER GLI ACQUISTI - #2

Secondo appuntamento con "Consigli per gli acquisti", la rubrica dedicata alle nuove uscite, ai libri di scrittori emergenti e a tutti quei romanzi che sicuramente in futuro leggerò.
Oggi sono qui per consigliarvi un libro  che piacerà a chi di voi è appassionato di fantascienza, ma potrebbe piacere anche a chi si avvicina a questo genere per la prima volta; ecco per voi: "Emmanuel" opera prima di Francesco Bianco.

E’ una calda e afosa mattina d’agosto e un evento straordinario sconvolge la cittadina di Salisbury. ‘Flottillas’ vengono chiamate le strane sfere di luce che, apparse improvvisamente nel cielo, formano un singolare emblema. Il sorprendente fenomeno cattura l’attenzione di Jeffrey White, quarantenne senza tetto con un passato da scienziato. In lui scatta un’irrefrenabile voglia di sapere e di scoprire la verità su quel misterioso simbolo.
E se la realtà della vita, crollasse improvvisamente davanti ai nostri occhi? Pensi di essere al sicuro? Nulla è ormai certo... Una ragazza albina, un Dio capace di distruggere un pianeta con i suoi abitanti, un vagabondo che insegue un simbolo misterioso. Un'amore, un'amicizia, un'avvincente storia che si snoda fra le città che compongono il triangolo della magia e le maestose metropoli di un mondo a noi sconosciuto. Tutto è scritto, tutto è pronto, il viaggio è appena iniziato...

Sono una lettrice onnivora, leggo veramente di tutto, ma devo ammettere che di fantascienza ne ho letta molto poca nella mia vita; è un genere con il quale non ho molta confidenza, ma non è mai troppo tardi per rimediare. Questo è quello che amo del mondo dei libri: non importa quanti anni hai, o quanto tu abbia letto nella tua vita, c'è sempre un nuovo romanzo da sfogliare , un nuovo scrittore da conoscere, un genere di cui sapevi poco o niente e un nuovo mondo da scoprire.

Conosciamo un po' l'autore del romanzo.
Francesco Bianco nasce a Ivrea il 9 ottobre 1985. Già da piccolo dimostra una notevole passione per le attività artistiche, infatti all'età di 5 anni inizia il suo lungo percorso nel mondo della musica, imparando a suonare la tromba. Contemporaneamente all'attività lavorativa come idraulico, intrapresa all'età di 14 anni, continua a coltivare la passione per la musica suonando in svariati gruppi della zona canavesana. All'età di 27 anni decide di intraprendere il cammino da scrittore.
E chissà dove questa nuova avventura lo condurrà.
Per conoscere Francesco, il suo primo libro "Emmanuel" e restare aggiornati riguardo i suoi progetti futuri ecco alcuni link utili: Facebook Twitter e il suo sito.

Come primo approccio alla fantascienza credo che questo romanzo faccia al caso mio. La trama di "Emmanuel" - il romanzo dai riflessi dorati - mi piace e intriga, sono pronta a farmi trasportare nel futuro (è ambientato nel 2050) e a scoprire cosa si cela dietro queste strane sfere di luce chiamate "flottillas". Oltre a trattare i temi dell'amore, dell'amicizia e del mistero, Francesco ci parla anche di ufologia e religione, sicuramente due argomenti agli antipodi e questo mi ha incuriosito ancora di più.

Se anche voi siete curiosi di scoprire com'è questo romanzo, fate come me e andate a leggere le prime pagine su ilmiolibro.it (sito dal quale potete anche acquistare il libro).
Io spero di poterlo leggere prossimamente. E voi cosa ne pensate? Lo leggerete?

TITOLO: "Emmanuel"
AUTORE: Francesco Bianco
PAGINE: 148
PREZZO: 10,00 Euro (formato cartaceo) 4,49 Euro (edizione digitale)
Lo trovi su ilmiolibro.it e anche su amazon.it


venerdì 11 ottobre 2013

IL DIARIO PROIBITO DI MARIA ANTONIETTA di Juliet Grey

Mi piacciono molto le biografie, che siano romanzate o no poco importa; soprattutto perché a volte la vita dei personaggi in questione è talmente fantastica e incredibile, che non è necessario inventarsi delle cose per dare un po' di colore.
Il libro di cui vi parlo oggi è una biografia di Maria Antonietta scritta, però, come un diario. Dietro alla stesura, ci sono degli studi sulla regina più controversa di Francia, condotti dall'autrice; e anche se è un po' romanzato, il risultato finale è molto realistico.
 
Vienna nel XVIII secolo è una delle città più affascinanti e ricche d'Europa. Maria Antonietta, la giovane arciduchessa d'Austria, è cresciuta qui, assieme a fratelli e sorelle, nel lusso più sfrenato e nella magnifica opulenza della corte imperiale; ma questa esistenza idilliaca sta per finire, perché sua madre, la terribile imperatrice Maria Teresa, è pronta a sacrificare persino i figli pur di soddisfare la sua sconfinata ambizione. Le logiche del potere  obbligano la giovane principessa a sposare un ragazzo goffo e scontroso, il futuro Luigi XVI, e a partire per la Francia. E la strada per diventare regina è lunga e disseminata di pericoli: nessuno è al suo fianco per aiutarla ad affrontare gli intrighi e le gelosie di corte, i nemici interni ed esterni.
La scrittura è chiara e scorrevole e il connubio tra fatti realmente accaduti e cose inventate dall'autrice è impeccabile. La storia è narrata in prima persona e sembra di sbirciare in un vero diario segreto. Ogni volta che aprivo il libro mi ritrovavo nella camera da letto della piccola Maria Antonietta a Vienna, o negli imponenti corridoi della Reggia di Versailles, o ancora negli appartamenti della delfina.
Non è un libro storico, perché non ci sono riferimenti o descrizioni di ciò che accade in Austria e Francia in quel periodo; qualcosa si coglie qua e là, ma resta comunque un diario e quindi il punto di vista è quello da Maria Antonietta, ciò che ha vissuto e come l'ha vissuto.
 
Non conoscevo molto dell'infanzia di questa regina; in generale si conosce di più ciò che succede dopo, gli ultimi anni di vita e la tragica fine. Quindi è stato interessante leggere della piccola arciduchessa d'Austria, all'ora appena undicenne, obbligata dalla madre, l'imperatrice d'Austria, a sposare il delfino di Francia. Matrimonio combinato (come tutti quelli delle sue sorelle) per garantire alleanze e sicurezza al potente impero della madre, donna fredda e calcolatrice e più attenta ai propri interessi che al volere dei propri figli.
Accompagniamo Antonietta lungo la strada per diventare delfina di Francia. Un percorso per niente facile visto che non c'è nulla in lei che vada bene; è dunque costretta a cambiamenti radicali, sia fisicamente che interiormente, per poter raggiungere quell'obiettivo, costantemente divisa tra il suo non volersi sposare e la paura di deludere la madre.
 
Mentre si aspetta che Antonietta diventi una donna a tutti gli effetti per poterla dare in sposa, tutti intorno a lei continuano a fare confronti tra la sfarzosa e frivola Francia e la più pragmatica e pacata Austria (nemmeno noi italiani veniamo descritti tanto bene).
Nonostante tutto la giovane Maria Antonietta parte ottimasti e con le migliori intenzioni per il suo matrimonio. Ma poco dopo esser arrivata in Francia si scontra con la cruda realtà: il delfino è un ragazzo timido e impacciato, per niente interessato a lei sotto tutti i punti di vista.
Nemmeno Versailles è come se l'aspettava (e nemmeno come me l'aspettavo io, a dire la verità). La Reggia è ridotta uno schifo, l'atteggiamento dei cortigiani non è dei più regali o raffinato, sono estremamente superficiali, volgari e scurrili (la gente fa i suoi bisogni nei corridoi della Reggia...e ho detto tutto...).
 
In questo romanzo si sorride spesso, ma si resta anche sorpresi e sconcertati: la vita della regina di Francia non è stata facile fin da subito, costellata da difficoltà, complicazioni e lutti sin dalla giovane età. Le cose peggiorano nel momento in cui diventa delfina, e poi regina; abbandonata a sè stessa, sola e senza una guida, dovrà affrontare le cattiverie della corte di Versailles, soprattutto dell'odiata amante del re, Madame du Barry. Inoltre Antonietta dovrà prendere una decisione fondamentale: seguire gli insegnamenti che le sono stati impartiti fin dall'infanzia ed essere più simile alla madre, l'austera e inflessibile imperatrice Maria Teresa; oppure adeguarsi alla vita della Reggia di Versailles ed essere più libertina e sfacciata.
 
Purtroppo non è la storia completa, perché si ferma nel momento in cui Maria Antonietta e Luigi diventano sovrani di Francia; quindi rimane un po' di amaro in bocca e di curiosità, perché si vorrebbe sapere come continua la loro storia. Ma non disperate, perché è da poco uscito in libreria il romanzo successivo, sempre scritto da Juliet Grey, che riprende proprio dal punto in cui abbiamo lasciata i nuovi sovrani e ci permette di seguire ancora le vicende della regina di Francia fino alla sua decapitazione. Inutile dire che non vedo l'ora di leggerlo perché, anche se so come andrà a finire, è una lettura piacevole ed interessante.
 
VOTO: 8,5/10

domenica 18 agosto 2013

- CONSIGLI PER GLI ACQUISTI - #1

Ogni scusa è buona per aprire una nuova rubrica nel blog. Quindi eccomi qui a inaugurare la mia prima rubrica che chiamerò "Consigli per gli acquisti", in cui vi proporrò libri di giovani scrittori, nuove uscite e magari anche vecchi classici, che non ho ancora letto, ma a cui intendo dedicarmi in futuro; così per fare un po' di pubblicità che, si sa, è l'anima del commercio.
Prima puntata dedicata a "La sabbia delle streghe - Yinger e l'Antico Tomo" di Teresa di Gaetano.

Yinger è una maga dueng, un scuola di magia molto particolare. Non può svelare a nessuno il suo segreto, tranne alle persone con le sue stesse capacità. La pena se trasgredisce sarebbe la perdita dei suoi poteri.
La rivelazione di chi lei sia realmente e delle regole a cui deve sottostare, le sarà fatta dalla nonna, in punto di morte. Ma questo non sarà l’unico segreto che le verrà svelato, infatti Yinger conoscerà qual è il suo destino: portare il leggendario Antico Tomo ad Akyab per salvare la città.
Riuscirà la ragazza a portare a compimento la sua missione o il temibile Zhoseng glielo impedirà?
Alzi la mano a chi piace il genere fantasy!!! Io, in questo momento, ho entrambe le mani alzate. Una perché uno dei miei libri preferiti è "Il signore degli anelli" (bibbia incontrastata della letteratura fantasy); e la seconda è in onore della saga di Harry Potter che sto leggendo proprio in questo periodo, dall'inizio alla fine, e che mi sta piacendo particolarmente.
 

Ecco che alla sconfinata letteratura fantasy si aggiunge questo bel libro per ragazzi, ma naturalmente è un romanzo adatto anche a chi giovane non lo è più da un po' di tempo, ma che comunque si sente un ragazzino nel profondo del cuore. Il bello dei libri è che puoi leggerli quando vuoi e a qualsiasi età. Loro sono sempre lì che ti aspettano. Quindi ecco qui una storia scritta per tutti quelli a cui piace perdersi in un mondo fantastico e sognare avventure straordinarie e magiche.
 
Il libro, al momento, è disponibile in un ebook, ma l'autrice mi ha informato che a breve sarà venduto anche in versione cartacea.
A mio parere, una lettura tranquilla per grandi e piccini. Potrebbe essere un buon passatempo per queste ultime, calde, giornate sotto l'ombrellone.
Credo proprio che lo leggerò, è un genere che mi appassiona e ha tutte le carte in regola per coinvolgermi e regalarmi un'avventura interessante e piacevole. Altro lato positivo, sicuramente da non sottovalutare, è che si tratta di una saga e quindi, come Harry Potter a suo tempo e tante altre saghe, ci farà compagnia per un bel po' di tempo.
Voi cosa ne pensate? Lo leggerete?
 
TITOLO: "La sabbia delle streghe - Yinger e l'Antico Tomo"
AUTORE: Teresa di Gaetano
PAGINE: 203
PREZZO: 0,97 Euro (edizione digitale)
Lo trovi su amazon.it

venerdì 9 agosto 2013

VIMINI di Donato Cutolo

Quando si parla di libri non ho un genere preferito, leggo un po' di tutto e quando devo scegliere un nuovo libro da iniziare, mi lascio trasportare dalle emozioni del momento. Mi piace molto seguire i consigli letterari di amici/parenti/conoscenti, perché a volte mi portano a scoprire piccole perle che forse da sola non avrei mai trovato.
In questo caso, ringrazio Sara per avermi proposto il secondo romanzo breve di Donato Cutolo, accompagnato da una colonna sonora originale.
 
I genitori, la famiglia, il luogo delle origini e la sua gente sono l'imprinting primario della nostra vita, e ne segnano il corso nel bene come nel male. Vimini Mart è una adolescente dalla vita difficile, che dopo tre anni in Francia torna in Italia, a San Timo, il paese dov'è nata e cresciuta, dove suo padre Pierre, ricco vignaiolo d'oltralpe, conobbe e sposò sua madre Lara, ragazza debole e perduta tra miseria e sogni di grandezza. Vimini tenta di riannodare i fili di una vita che, dalla morte di nonna Cecilia, non è né sarà più la stessa. Ritrova Sacco, il vicino di casa ch'è come un fratello maggiore, e Remo, il compagno di giochi con cui ha scoperto i miracoli della natura e il magico, e tragico, potere divinatorio degli arcobaleni, solari e lunari. Potere al quale, purtroppo, pare proprio impossibile sfuggire.



Questa storia mi ha incuriosito subito per due motivi: il primo sono gli arcobaleni. Fin da bambina sono sempre rimasta affascinata da questo fenomeno atmosferico; quegli splendidi colori brillanti, sempre nello stesso ordina e più o meno nitidi nel cielo, mi trasmettevano allegria dopo un temporale estivo e anche un pizzico di magia. All'inizio del libro viene data una spiegazione di come si formino e in più c'è un accenno anche ad un fenomeno ancora più raro, quasi poetico, l'arcobaleno lunare.
Il secondo motivo è la colonna sonora. Non avevo mai letto un libro accompagnato da della musica studiata e creata apporta per lui. Ad ogni capitolo della storia corrisponde una traccia musicale.
 
Dopo un inizio un po' lento, e a mio parere un po' confuso, si snoda un'interessante romanzo che parla di ricordi dell'infanzia, così potenti da condizionare tutta la vita; di amicizia, quella vera che cresce nel tempo; dell'amore che ne consegue e fin dove questo sentimento può spingerti.
La protagonista Vimini, ragazza tormentata dal passato e con un pessimo rapporto con la madre, è un personaggio con molte sfaccettature, ma viene delineato bene dall'autore, rendendolo interessante e coinvolgente. Lungo tutta la storia i suoi ricordi sono talmente nitido e le sue emozioni e sensazioni così ben percepibili, che al lettore sembra di rivivere i ricordi della ragazza in prima persona e di provare ciò che prova lei. Anche il personaggio di Lara, la madre, è vivido e incisivo, a volte talmente tanto da togliere lucentezza e spazio alla figlia, ma fondamentale per lo svolgersi del racconto.

Il libro si acquista con allegato un CD che contiene la colonna sonora originale composta ed eseguita da Fausto Mesolella, chitarrista degli Avion Travel, e i cui "passaggi elettronici" sono firmati dall'autore stesso, Donato Cutolo. Questo mi ha incuriosito ancora di più nei confronti del romanzo.
Mai avevo letto un libro con accompagnamento musicale. Sette capitoli, sette canzoni intitolate con i sette colori dell'arcobaleno (rosso, arancio, giallo, verde, azzurro, indaco e viola), io l'ho trovato estremamente poetico. Ascoltare la musica mi ha aiutato ad immergermi ancora più profondamente nella storia e nelle vicende di Vimini. Per me si è trattata di un'esperienza nuova di lettura e molto coinvolgente.

Mi piace e affascina come tutto ruoti attorno a quel fenomeno ottico e meteorologico che è l'arcobaleno, sia solare che lunare. Quando la luce del sole attraversa le gocce d'acqua rimaste in sospeso dopo un temporale, essa produce uno spettro di luce nel celo, fonte di molte credenze formulate in migliaia di anni di storia dell'umanità (come ad esempio: la pentola piena d'oro nascosta alla fine dell'arcobaleno). Molto più raro, meno conosciuto e, secondo questo romanzo, portatore di tragedie è l'arcobaleno lunare, o notturno, che può essere visto nelle notti di forte luce lunare.

Poche semplici pagine compongono questo libro, racchiudono il racconto della vita di una ragazza come tante, con i suoi problemi e i suoi sogni, i suoi amici sempre vicini e la sua famiglia un po' particolare;  ma ciò che traspare veramente dalle pagine e in ogni riga, è una storia potente, incisiva, crudele, che lascia spiazzati, ma allo stesso tempo risulta poetica e nostalgica.

VOTO: 7,5/10

mercoledì 12 giugno 2013

IL BALLO di Irène Némirovsky

Ho letto questo libro qualche mese fa, ma ho voluto aspettare perché a caldo non avevo molto da dire. Quindi ho deciso di lasciar decantare un po' le idee e le impressioni su questa opera. Non so se sia stata una buona idea, perché mentre scrivo mi rendo conto di non sapere con certezza cosa voglio dire, tranne che mi è piaciuto; ma non può essere tutto qui, vero?
 
Grazie a un geniale colpo fatto in Borsa, Alfred Kampf è riuscito a procurare la ricchezza che la moglie desiderava da tutta la vita. Dopo due anni, la signora Kampf è pronta e determinata a organizzare un ballo, invitando le personalità più importanti e influenti della società parigina, per ostentare la propria ricchezza e poter finalmente far parte, a pieno titolo, della nobiltà a cui aspira. Per questo, il ballo diventa molto più importante per la madre che per la figlia quattordicenne Antoinette, che con questa serata potrà fare il suo ingresso  in società; ma viene lasciata fuori da tutti i preparativi e, inoltre, la madre le proibisce di partecipare al ballo in questione. Dopo alcune riflessioni e dubbi, la ragazza attuerà la propria vendetta nei confronti dell'arrogante madre.
 
Lo stile dell'autrice è semplice e diretto, in poche pagine la storia scorre fluida, dando un immagine chiara dei personaggi e dei loro caratteri. La simpatia per la povera Antoinette è quasi immediata, come lo è l'antipatia per la madre. Una donna arrogante e arrivista come poche, condizionata dalla sua frustrazione e dall'invidia verso la figlia. Il padre, invece, è una figura quasi inesistente e insignificante. Personaggi che comunque danno colore a questa storia un po' semplice, ma interessante.
Questo romanzo breve mi è piaciuto, ma ha suscitato in me  poche riflessioni e pensieri; nel leggerlo non mi sono mai fermata per prendere degli appunti, su ciò che avrei voluto scrivere su questa recensione (cosa che faccio costantemente con gli altri libri che leggo).
Resta comunque un libro che vi consiglio di leggere, magari in un pomeriggio in cui non sapete cosa fare o cosa leggere, così potrete passare qualche ora in compagnia di una storia simpatica e poco impegnativa.
 
A causa della scarsa quantità di opinioni su questo libro da parte mia, vorrei parlare un po' della collana LIVE della Newton Compton (di cui fa parte "Il ballo" come potete notare dalla foto qui sopra).
Ne ho sentite un po' di tutti i colori a riguardo, chi si schiera a favore di questa collana e chi no. Io faccio decisamente parte del primo schieramento. A me piacciono questi libricini e, a prova di questo, vi confesso che li ho comprati tutti. Che poi li legga tutti e 24 (numero che aumenterà non appena verranno pubblicati anche gli altri della collana) è un altro discorso, perché come ha detto mia madre: "in mezzo ci sono anche libri che, probabilmente, non avresti mai comprato in vita tua". E ha ragione, ma a causa del mio essere leggermente ossessiva-compulsiva, ora voglio tutta la collana completa!!!
 
Parliamo del prezzo: 0,99 Euro l'uno è veramente poco. Basti pensare che al prezzo di un normale romanzo se ne hanno 12 da leggere. Nulla di nuovo visto che la stessa Newton Compton, qualche decennio fa, aveva pubblicato i "100 pagine 1000 lire", con grande successo anche allora.
La collana comprende autori importanti come Oscar Wilde, Virginia Woolf, Kafka, Pirandello, Goethe, Shakespeare, Poe, Dostoevskij, Fitzgerald, solo per citarne qualcuno, senza parlare di Jane Austen (la cui recensione di "Lady Susan" la trovate QUI). Naturalmente, in mezzo a questi grandi scrittori troverete anche qualche esordiente e qualcuno di cui non vi interessa niente, ma vabbè.
Se vi interessa vi lascio la lista dei 24 live pubblicati fin'ora.
 
Non parlerò delle traduzioni di questi libricini, perché è un argomento di cui non mi intendo per niente, ma ho sentito che molta gente si è lamentata. Se siete tra questi, mi spiegate il perché?
Per quanto riguarda la rilegatura bisogna tener conto che sono, ovviamente, delle edizioni economiche e non hanno una copertina rigida ed elegantemente rilegata; in più sono stampati su carta riciclata e per me, questo, è un lato positivo.
Non sono una che strapazza i libri, anzi, li tratto molto bene, ma ho potuto constatare che sono sopravvissuti egregiamente alle mani poco "rispettose" di mia madre (lettrice abituata a piegare pagine e ad addormentarsi sopra i libri).
 
E voi cosa ne pensate di questa collana, vi piace? Quanti e quali libri avete comprato?
Scusate il blabbericcio poco inerente a "Il ballo" di Irène Némirovsky, ma avevo veramente poco da dire a riguardo.
Aspetto i vostri commenti sull'argomento, che mi fanno sempre molto piacere.
 
VOTO: 7,5/10

giovedì 30 maggio 2013

LADY SUSAN di Jane Austen

Non mi è mai piaciuta l'idea che ci siano dei "libri della mutua", quei libri che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita. Il sottotitolo di questo blog è "leggi secondo il tuo capriccio" e sono convinta che tutti dovrebbero leggere quello che preferiscono, senza dare troppo credito a quelle liste dove vengono elencati i libri che dovresti leggere assolutamente prima di morire.
Tutto questo preambolo per dire, invece, che TUTTI nel mondo, almeno una volta nella vita, dovrebbero leggere i romanzi di Jane Austen!!!!
Lo so, mi contraddico, ma per la Austen questo ed altro.

Breve e frizzante romanzo epistolare, la cui protagonista, Lady Susan, è una donna energica, intelligente e senza scrupoli, che si diverte a giocare con i sentimenti degli uomini. Impegnata a realizzare un matrimonio di convenienza per sua figlia, anche se quest'ultima non ha nessuna intenzione di sposarsi. I pettegolezzi, le cattiverie e le ferree regole e convenzioni dell'universo piccolo-borghese non riusciranno a scoraggiarla e in un modo o nell'altro riuscirà a ottenere ciò che vuole.
Ho letto tutti i romanzi della Austen, i miei preferiti sono "Persuasione" e "Orgoglio e pregiudizio", adoro il suo modo di scrivere, impregnato di allegria e spontaneità, e le sue storie, scritte più di duecento anni fa, sono ancora attuali e divertenti da leggere. Quindi è stato bello ritrovarsi di nuovo, grazie a questo libro, nelle affollate città di provincia dell'Inghilterra di fine '700 e ascoltare le chiacchiere nei salotti della piccola-borghesia. Questa piccola opera (sono poco più 100 pagine e si leggono tutte d'un fiato), grazie ai particolari, come l'ironia e la sagacia, che caratterizzano lo stile dell'autrice, ti fa immergere immediatamente nel meraviglioso mondo di Zia Austen.
 
Oltre alle cose che accomunano tutti i romanzi austeniani, qui ci sono alcune differenze secondo me significative. Prima fra tutte: questo è un breve romanzo epistolare. Jane Austen inserisce sempre delle lettere nelle sue storie, soprattutto perché rispecchiano il modo in cui comunicavano all'epoca, l'unico mezzo era la corrispondenza; ma questo libro è una raccolta di sole lettere, non ci sono descrizioni né dialoghi, ed è il primo e unico romanzo che l'autrice ha strutturato così.
Seconda differenza è la protagonista. Mentre nelle altre storie si parla di giovani ragazze in età da marito che vengono guidate (spinte) verso il matrimonio dalle loro madri, o chi per esse; qui la storia si capovolge e per la prima volta vediamo il punto di vista di una madre, intravedendo appena tra le pagine la figlia adolescente.
 
Inoltre, la Austen ci ha abituati a personaggi buoni, di sani principi, con cui si può empatizzare; ma qui cambia le carte in tavola e ci presenta una protagonista odiosa: Lady Susan è sicuramente intelligente e audace come poche, ma è anche sfrontata, falsa e fastidiosamente civettuola. Fin dalle prime pagine è impossibile per il lettore simpatizzare per lei e sperare che i suoi piani si realizzino. Per questi motivi, a prima vista, non sembra nemmeno scritto dalla Austen; ma poi l'ironia della storia ti travolge, ritrovandoti ad apprezzare un bel romanzo scritto da una delle più grandi scrittrici inglesi di tutti i tempi.
 
È la corrispondenza, composta da 41 lettere, tra Lady Susan e Mrs Johnson (sua migliore amica) e tra Mrs Vernon (cognata della protagonista) e la madre Lady De Courcy, con qualche lettera di risposta delle due donne e la piccola intromissione di Mr De Courcy.
Nonostante in questo romanzo a più voci si abbia solo il personale punto di vista di quattro/cinque persone, ognuno con il suo modo di interpretare le cose che succedono, tutto è chiaro e scorre bene, senza confusione o intoppi. Si ha la sensazione di conoscere  molto bene le ambientazioni e tutti i personaggi, anche quelli che vengono solo nominati nelle lettere.
 
Ora vi lascio con una citazione da "Il club di Jane Austen", simpatico film in cui si legge e si parla molto della Austen. È  una frase che a me piace molto e che racchiude in se una piccola verità per tutte noi amanti delle eroine austeniane e si adatta bene a questo libro.
"Non va mai sottovalutato il potenziale di una lettera ben scritta." (cit. Bernadette)

 
VOTO: 8/10

martedì 21 maggio 2013

ANNA DAI CAPELLI ROSSI di Lucy Maud Montgomery

Non ero una grande lettrice di classici per ragazzi quando ero piccola, a dire la verità non ne ho letti molti perché ero fagocitata dalla collana di libri "Piccoli Brividi", che adoravo e divoravo continuamente. Così ho perso, lungo la strada, numerose pietre miliari per giovani lettori.
Ora sto cercando di recuperare il tempo perduto infilando questo genere di letture tra gli altri, numerosi, libri che voglio leggere (classici e non).
Marilla e Matthew sono due fratelli che vivono nella fattoria di Green Gables, in un piccolo paese del Canada chiamato Avonlea. Essendo anziani decidono di adottare un ragazzo orfano che dia una mano a Matthew nei campi. A causa di un malinteso, al posto del ragazzo, arriverà Anna Shirley, una ragazzina di tredici anni vivace ed esuberante. Matthew verrà subito conquistato da questa bambina con i capelli rossi, il viso punteggiato di lentiggini, la testa piena di sogni e una fantasia travolgente; mentre Marilla, severa, inflessibile e indurita dagli anni, farà fatica a lasciarsi andare e accettare Anna per quello che è. Mentre Anna cresce e la sua vita cambia, portandole quella stabilità che non ha mai avuto da bambina, ma che ha sempre cercato; anche le vite delle persone che la circondano cambieranno radicalmente, illuminate da questa ragazzina un po' strana, ma con un cuore d'oro.

Tutti conosceranno sicuramente il cartone animato degli anni Ottanta, tratto da questo romanzo.
Ecco, io no!! Sebbene conosca in parte la sigla, non ho mai guardato il cartone; e vi assicuro che detto da me è strano. Chi mi conosce sa che sono cresciuta a "pane e cartoni animati", non me ne perdevo uno e conoscevo (anzi, conosco ancora) tutte le sigle a memoria. Ma "Anna dai capelli rossi" non la sopportavo...mi irritava già sentire la sigla e non sono mai riuscita a guardare un episodio intero.
Gli anni passano e le persone cambiano (in teorie) e, visto che una mia cara amica mi ha prestato il libro, ho deciso di buttare dalla finestra tutti i miei pregiudizi e avventurarmi tra le pagine di questo romanzo.

I romanzi dell'Ottocento brulicavano di orfanelli in lacrime, rinchiusi i collegi con camerate strabordanti di bambini, feroci direttrici e sadici mariti delle direttrici, cuoche brutali che servivano piatti disgustosi e mucchi di abiti orrendi e ruvidi.
Nel Novecento, la critica pensò che Lucy Maud Montgomery avesse sbagliato a scegliere ancora questo argomento per il suo romanzo. Erano sicuri che "Anna dai capelli rossi", riproponendo un personaggio ricavato da una genealogia così tortuosa, abbondante e conosciutissima, potesse risultare solo noioso, ripetitivo, stucchevole e inutile.
Naturalmente si sbagliarono. Anna ebbe milioni di lettori e questo portò la Montgomery a scrivere altri romanzi che raccontavano le avventure della ragazzina lentigginosa dai capelli rossi.

Uno dei lati positivi è il modo di scrivere dell'autrice, soprattutto le descrizioni dei panorami sono accurate e quasi poetiche. Il paesaggio che si modifica nelle diverse stagioni è descritto in modo che si abbia un'immagine nitida nella testa e al lettore sembra quasi di trovarsi tra quei prati fioriti, o a camminare lungo la strada ghiacciata dall'inverno, che Anna percorre per andare a scuola.
Purtroppo ho sofferto di un'iniziale antipatia per Anna. L'ho trovata logorroica, stucchevole e fastidiosa; perennemente impegnata a trovare il lato positivo in tutto quello che vede e che le succede. Nonostante la brutta infanzia e i continui ostacoli che trova lungo la sua strada (tra cui, essere trattata diversamente perché ha i capelli rossi), sembra sempre guardare il modo attraverso un paio di occhiali dalle lenti rosa, che a lungo andare la rende insopportabile.

Il personaggio di Marilla all'inizio è un po' negativo. Sempre impegnata a cambiare il modo di essere di Anna e a evitare di darle soddisfazioni quando si comporta bene, per evitare che si monti la testa. Insomma, le rende un po' la vita difficile e appare estremamante anaffettiva nei confronti di tutti, ma soprattutto verso la ragazzina.
Negli anni gli sforzi di Marilla portano i loro frutti: Anna, da ragazzina sempre con la testa per aria, diventa più seria e riflessiva. E proprio in questo momento il romanzo ha una brusca accelerata. All'inizio un po' lento e noioso, da metà in poi inizia a raccontare velocemente gli anni di scuola di Anna e tutti i cambiamenti nella vita e nella personalità della ragazza; per arrivare in fretta e furia ad un evento tragico e significativo che cambierà le carte in tavola, modificando per sempre il suo futuro.

Sicuramente è un libro adatto a ragazzi dai dieci anni in poi. Anche se i tempi sono molto cambiati da quando è stato scritto, i giovani lettori potranno ritrovarsi in alcuni punti e, prendendo esempio da Anna, potrebbero imparare  a far volare più libera la loro fantasia.
Forse, il fatto che io abbia passato l'adolescenza da un po', non me l'ha fatto apprezzare come merita, ma resta un piacevole romanzo da leggere e se riuscite a guardarlo con occhi più ingenui e infantili dei miei vi piacerà  di più.

VOTO: 7/10

venerdì 3 maggio 2013

PERSEPOLIS di Marjane Satrapi

Cambio di programma. Stavo scrivendo il post su "Anna dai capelli rossi" quando mi sono ricordata che da circa quindici giorni volevo parlarvi di questo:
da sabato 20 aprile scorso, "Corriere della sera presenta", in collaborazione con Rizzoli Lizard, pubblica la collana "Graphic Journalism"- il fumetto che racconta la realtà.
Primo numero uscito "Persepolis" di Marjane Satrapi.

Marjane nasce in Iran nel 1969 e vive a Teheran fino all'età di quattordici anni. Durante quel periodo vede il paese trasformarsi: la monarchia diventa una repubblica teocratica, passando attraverso la rivoluzione islamica del 1979. Questa rivoluzione travolge i ritmi della sua vita e trasforma radicalmente il suo mondo: la scuola bilingue in cui studia viene chiusa; gli ideali progressisti e di moderato femminismo, che le hanno trasmesso i genitori, devono essere nascosti; i lunghi capelli neri sono coperti dal velo. A quattordici anni i genitori favoriscono il suo espatrio verso l'Europa per ragioni di studio, prima in Austria e poi in Francia, e da quel momento la situazione si ribalta: quella che era considerata una ragazza troppo libera in Iran si trova ora ad essere discriminata, in un nuovo territorio, per una distanza culturale che si rivela irriducibile nonostante i tentativi più strenui.
 
Il fumetto è un lungo racconto autobiografico dell'autrice. Non sono un'amante dei fumetti, ne ho letti veramente pochi, ma questo genere che racconta storie vere e complicate mi piace molto.
Nel 2007 quest'opera è diventata un film d'aniversario, acclamato da pubblico e critica, ed è così che sono venuta a conoscenza di questa bellissima storia intensamente personale e anche profondamente politica. Mi era piaciuto così tanto il film che, quando ho saputo che il "Corriere della sera"  pubblicava il fumetto completo, non ho voluto perderlo e l'ho letto tutto d'un fiato.
 
La storia di Marjane è intensa e coinvolgente, raccontata con ironia senza, però, farla diventare una caricatura della realtà; capace, come pochi, di raccontare una storia che arriva dritta al cuore, la vita di una bambina cresciuta tra i bombardamenti e strappata alle proprie radici da una guerra senza inizio né fine.
Personalmente non conoscevo molto le vicende politiche e culturali dell'Iran, ma leggendo questo fumetto ho colmato alcune delle mie lacune e mi ha permesso di vedere le cose con occhi diversi, cancellando alcuni pregiudizi e stereotipi che avevo su questo popolo.
 
L'inizio è raccontato in modo da rispecchiare la confusione che Marjane bambina prova di fronte ai cambiamenti del suo paese, così repentini e improvvisi. I genitori tentano di spiegarle cosa sta succedendo e si impegnano anche a mantenere i valori e gli insegnamenti che le hanno trasmesso, continuando a lottare per i loro ideali attraverso le manifestazioni durante la rivoluzione del 1979. Ma quando si accorgono che i loro sforzi, per far crescere una figlia libera di pensare con la propria testa, sono ostacolati, decidono di farla partire per l'Europa.
La nonna di Marjane è un personaggio importante e fondamentale, i suoi insegnamenti e consigli aiuteranno la ragazza a sopravvivere nei nuovi paesi dove andrà a vivere. Cercherà di integrarsi il più possibile, di adattarsi alla cultura europea (così diversa), ma senza perdere di vista i valori della sua famiglia e del suo popolo, al quale sarà sempre legata da un cordone ombelicale molto resistente.
 
Ora sto leggendo il secondo numero della collana: "Cronache da Gerusalemme" di Guy Delisle, e devo finirlo in fretta, perché domani esce il terzo, "Valzer con Bashir" di Ari Folman e David Polonsky e devo precipitarmi in edicola a comprarlo.
Non so ancora se farò le recensioni degli altri numeri della collana (principalmente perché non so se li prenderò tutti); ma intanto lascio qui, per gli interessati, la lista di tutte le uscite.
 
VOTO: 8,5/10


lunedì 29 aprile 2013

THE VERSATILE BLOGGER AWARD: ancora più amici...

Il mio blog è ancora piccolo, ma piano piano cresce grazie a tutti voi che mi leggete e mi seguite con tanto affetto. Questo nuovo premio che mi è stato assegnato dimostra come la mia cerchia di amici si stia espandendo sempre di più e questo mi riempie di gioia, perché mi permette di conoscere persone stupende e i loro bellissimi blog. Quindi, secondo me, il principio alla base di tutto è lo stesso del "Liebster Award" (che nel caso te lo fossi perso lo trovi QUI e la seconda parte invece QUI).
 


Prima di tutto devo ringraziare Cammy di Born to be Wilde per avermi nominato!! Il suo è un piccolo blog appena nato, ma molto promettente!!! Se non lo conoscete fateci un salto.
Ora devo scrivere 10 cose su di me...già nel "Liebster Award" ne avevo scritte 11...capisco benissimo se non te ne frega niente dei cavoli miei...e quindi ti autorizzo ad andare subito all'elenco dei blog che voglio premiare.
 
Per i temerari che restano a leggere ecco le 10 cose su di me:
 
1. I miei capelli non sono lisci naturali, ma uso la piastra.
2. Leggo preferibilmente sotto le coperte alla sera.
3. Bevo ettolitri di tè verde.
4. A 15 anni mi sono tinta i capelli di arancioni (mia madre ha pianto per 2 giorni).
5. Non guardo i film horror perché mi spaventano troppo e poi devo dormire con la luce accesa.
6. Sono innamorata di Brad Pitt, e sono convinta che lui stia con Angelina Jolie solo perché non mi ha ancora conosciuta.
7.Ogni volta che esco per fare shopping (perché necessito di capi d'abbigliamento) mi ritrovo dentro una libreria con una torre di libri in mano.
8. Faccio delle abbuffate (imbarazzanti) di panini al McDonald's (io e la mia amica di scorpacciate li chiamiamo i "panini cicciosi")...:P
9. Il mio fiore preferito è la rosa bianca.
10. Sono piena di manie/ossessioni/fobie e mi vergogno così tanto che non ve le dico
 
Per quanto riguarda i blog che voglio premiare, ecco l'elenco dei miei amici blogger che seguo con ammirazione e dedizione, in loro trovo sempre tanti consigli, suggerimenti e molta ispirazione
 
Questo è tutto!!
Ci vediamo nel prossimo post che sarà, quasi sicuramente, la recensione di "Anna dai capelli rossi".

martedì 23 aprile 2013

IL PRINCIPE FELICE e altre storie di Oscar Wilde

Una breve recensione per festeggiare la Giornata mondiale del libro. Quale occasione migliore per parlare di un grande autore come Oscar Wilde?
Quando si parla di questo scrittore a tutto si pensa, tranne che a delle storie per bambini; ma è proprio di questo che tratta il libro: una raccolta di brevi fiabe che l'autore ha scritto per divertire, commuovere e far riflettere i suoi figli.

Con queste squisite fiabe, Wilde raccontava ai suoi figli qualcosa di più che storie di principi, giganti e usignoli, soffermandosi piuttosto sulla vita e sul modo giusto di viverla. Nel farlo poneva in esse tanta tenerezza da renderle indimenticabili. Si tratta di fiabe senza età, corredate da una serie di illustrazioni prese da edizioni celebri dell'Ottocento, che sembrano scritte per chiunque è o è stato fanciullo.
Devo ammettere che non ho mai letto "Il ritratto di Dorian Gray". Da quasi vent'anni fa bella mostra di sé sulla mia libreria, con la sua copertina rigida e decorata, ma non ho mai trovato il coraggio di leggerlo. In realtà a undici anni c'ho provato, arenandomi a pagina tre (forse ero troppo piccola per quel genere?!?!?!). Da allora ho dei sentimenti contrastani verso questo autore; è artefice di alcune delle mie citazioni preferite, ma mi blocco quando si tratta di affrontare i suoi libri.
Per questo ho deciso di cominciare ad approcciarmi a lui attraverso letture più semplici, leggere e soft.

Il libro è composto da due parti: la prima, intitolata "il principe felice" (5 fiabe), con fiabe più corte e  adatte a bambini  piccoli, le storie sono relativamente semplici e con significati più immediati alla comprensione; nella seconda parte, "una casa di melograni" (4 fiabe), emerge un aspetto diverso, cupo e con insegnamenti più sottili e ricercati.
Tutte le fiabe hanno molteplici riferimenti alla fede, ai suoi principi; gli argomenti trattati sono importanti, come l'amicizia, l'amore e il rispetto per il prossimo; le morali sottostanti risultano incisive e l'autore voleva insegnare ai propri figli, e ai lettori, a vivere in modo più altruistico e empatico. Molti dei personaggi sono egoisti, ottusi e antipatici, i loro comportamenti così scorretti e maleducati servono al lettore per comprendere meglio i messaggi che lo scrittore voleva trasmettere.
La scrittura è semplice, ma incisiva, adatta per giovani lettori e per chi, come me, affronta per la prima volta Oscar Wilde.

Conoscendo a grandi linee la trama e le ambientazioni di "Il ritratto di Dorian Gray", mi aspettavo qualcosa di diverso da "Il principe felice". Credevo di trovare storie più tetre e quasi spaventose, che analizzavano i lati più bui e misteriosi della psiche umana; un po' come le storie di Robert Louis Stevenson. Non ero pronta a trovare un Wilde così preoccupato ad instillare buoni sentimenti e propositi negli altri, ma lo ritengo comprensibile visto che il libro è indirizzato ad un pubblico di piccoli lettori. Forse per questo non l'ho trovato molto coinvolgente, ma mi è piaciuto lo stesso, soprattutto le storie "l'amico devoto" e "il figlio delle stelle"

VOTO: 7/10


venerdì 19 aprile 2013

LA SOVRANA LETTRICE di Alan Bennett

Ogni lettore ha le sue manie/ossessioni/abitudini, da quelle più comuni come: scegliere i libri in base a determinate caratteristiche, leggere solo in alcuni luoghi, sottolineare e fare "orecchie" o preferire i segnalibri...fino ad arrivare a manie/ossessioni/abitudini meno comuni e più particolari o strane, quelle che un po' ti vergogni ad ammettere (io appartengo a questa categoria).
Questo mi porta a chiedermi: e se a leggere fosse Sua Maestà La Regina D'Inghilterra? Anche lei svilupperebbe queste tipiche manie da lettore "comune"?

Un giorno la Regina scopre una libreria ambulante nel retro del suo palazzo, vicino alle cucine.
Non è mai stata una gran lettrice, impegnata tra eventi formali e non, non ha mai avuto molto tempo per leggere e nemmeno molto interesse a farlo.
Incoraggiata da un giovane cameriere, si appassionerà alla lettura, agli scrittori e tutto quello che ruota attorno a questo nuovo mondo che lei si accinge a scoprire. La sovrana non può più fare a meno dei libri e cerca di trasmettere il virus a chiunque incontri sul suo cammino.
Ma tutto questo porta a delle incalcolabili conseguenze nella sua vita e in quelle delle persone che le stanno vicino.
Notando i cambiamenti nel modo di parlare e di pensare della Regina, tutti si coalizzano contro di lei, boicottando le sue letture.
 
Un breve romanzo, leggero, con una certa vena umoristica. In grado di prendere in giro (senza cattiveria) un po' tutti: dalla regina stessa ai suoi amati cani, fino ai ministri inglesi.
La storia è divertente, scorrevole e con molti piccoli consigli di lettura, sparsi qua e là. A volte questi consigli rendono i romanzi un po' noiosi e pesanti, facendoti sentire anche stupida quando incontri un autore che non conosci; invece, in questo piccolo libro, la loro funzione è rendere tutto più interessante, arricchendo la narrazione.

Mi ha fatto sorridere vedere che, man mano che la storia procede e la protagonista si appassiona alla lettura, sviluppa delle piccole abitudini che colpiscono tutti i lettori, prima o poi. Come ad esempio, tenere sempre un dizionario a portata di mano, oppure fermarsi e prendere degli appunti su ciò che si sta leggendo, segnarsi delle frasi che ci hanno colpito e anche scrivere delle riflessioni proprie sull'argomento.
La regina è talmente fagocitata da questo mondo fatto di parole stampate, che non ha più voglia di adempiere ai suoi doveri, vuole solo starsene nella sua stanza a leggere, senza essere disturbata. Questo mette in allerta tutto il suo staff e la sua famiglia, preoccupati dell'incredibile cambiamento nello stile di vita della sovrana, e vogliono prendere provvedimenti (a volte curiosi e divertenti).

Una donna come la regina ha incontrato molte persone nel corso della sua lunga vita, anche molti scrittori, con i quali non sapeva di cosa parlare, non aveva argomenti da affrontare e discutere. Ma ora che sta leggendo tutti quei libri, alcuni anche di autori che lei ha conosciuto personalmente, si rende conto delle occasioni perse, delle numerose osservazioni, opinioni e critiche che avrebbe potuto esprimere se solo avesse letto prima i loro libri.
Diventa anche una accanita critica dei romanzi, che a volte trova noiosi, vuoti o pesanti e questo la porta a pensare che anche lei potrebbe scrivere un libro; in fondo chi ha avuto una vita più interessante della sua?!?!
Alla fine del libro, tutte queste riflessioni porteranno la sovrana a prendere una decisione inaspettata e sconvolgente per tutti.

Quante volte avete sentito dire che leggere apre la mente, cambia il modo di vedere e percepire il mondo, aiuta a conoscere meglio gli altri e a volte anche te stesso? Credo che uno dei messaggi fondamentali che questo romanzo trasmette sia proprio questo. Il cambiamento della protagonista è palese, sotto gli occhi di tutti, anche del lettore. L'etichetta ha sempre costretto la regina ad apparire impassibile di fronte a qualsiasi evento, austera, a non farsi scalfire da niente e da nessuno ed essere il resistente pilastro della nazione. Ma la lettura la rende più umana, la addolcisce e la trasforma in una donna più vicina al popolo e più empatica.

Naturalmente la storia è inventata da Alan Bennett, ma leggendola sembra quasi reale; si ha l'impressione di scoprire un lato nascosto della sovrana, privato, che non mostra mai al pubblico. E fa capire che in questo bellissimo mondo fatto di libri, siamo tutti un po' simili e facciamo parte di una grande famiglia.
Da leggere se si vuole passare qualche ora in tranquillità e sorridendo.

VOTO: 9/10

giovedì 11 aprile 2013

LIEBSTER AWARD (PARTE 2)

Il 21 marzo ho pubblicato il post "Liebster Award" che mi era stato assegnato da Maria di "Start from Scratch", seguendo tutte le regole: ho risposto alle domande, ho scritto undici cose su di me, ho nominato altri blog e ho ideato nuove domande a cui rispondere.
Ma ieri Francesca di Lost in good books mi ha assegnato di nuovo il premio e, quindi, ho deciso di rispondere anche alle sue domande!!!!



Approfitto di questo post per rispondere anche alle domande di Francesca di I libri son desideri che mi aveva nominato nello stesso momento (o quasi) in cui la nominavo io nel "Liebster Award" precedente.
Quindi ringrazio di cuore entrambe per il premio,e procediamo...

Le undici domande di Francesca (Lost in good books):
1. Cosa rappresenta per te il blog che hai aperto?
Credo che rappresenti la mia voglia di parlare, aprirmi e confrontarmi con gli altri su questo bellissimo argomento che sono i libri.
2. Leggi prima il libro e poi guardi il film oppure prima guardi il film e poi leggi il libro?
Il mio intento sarebbe quello di leggere prima il libro e poi guardare il film, ma ci sono riuscita pochissime volte; per un motivo o per l'altro mi ritrovo sempre a guardare il film e poi a leggere il libro (promettendomi che la volta dopo andrà diversamente...ma invece...).
3. Qual è il tuo colore preferito?
Il viola. in tutte le sue sfumature.
4. Ami la poesia oppure è un genere a cui non ti sei mai approcciata? Perché in ogni caso?
E' un genere che ho sempre cercato di evitare e che non ho mai veramente amato; ma negli ultimi tempi ho deciso di avvicinarmi all'argomento, molto cautamente e delicatamente.
5. Tragedia o commedia?
Tragedia, ma solo perché è molto più facile farmi piangere che ridere.
6. Preferisci il mare o la montagna?
Veramente nessuna delle due, ma se proprio devo scegliere: mare.
7. Ami viaggiare? Perché?
Sì, mi piace visitare grandi città e piccoli paesini e camminare per vie in cui si è svolto un pezzo di storia del mondo.
8. Ti piace questo mondo sempre più social oppure era meglio prima?
Mi piace, siamo sempre più collegati e connessi tra di noi, e con un solo click si apre un mondo di nuove amicizie; ma bisogna ricordarci che sono importantissimi anche i rapporti dal vivo, faccia a faccia con le altre persone.
9. Qual è il ricordo più bello che hai? E il più brutto?
Il più bello: il primo giorno di scuola. Il più brutto: il primo giorno di scuola.
10. Qual è il tuo piatto preferito?
Non ho un piatto preferito, ma una cucina: la cucina cinese. Potrei mangiarla tutti i giorni.
11. Hai un sogno nel cassetto? Se si, qual è?
Di sogni ne ho tanti, ma non te li dico altrimenti non si avverano ;)

Le undici domande di Francesca (I libri son desideri):
1. Nella vita è tutto bianco o tutto nero, oppure sei per le sfumature?
No, non è mai tutto o bianco o nero. Evviva le sfumature!!!
2. Il viaggio più bello che hai fatto?
Parigi, una città magnifica...
3. Un oggetto a cui non potresti mai rinunciare?
Mi vergogno un po' a dirlo, ma purtroppo è la televisione :(
4. Un momento che ha cambiato la tua vita?
L'iscrizione all'università, ha cambiato il mio mondo e il mio modo di vederlo.
5. In caso di pioggia, ombrello si o ombrello no?
Assolutamente sì, altrimenti mi si arricciano i capelli!!!!
6. Se fossi un quadro, saresti?
L'Urlo di Munch.
7. In cucina te la cavi?
Me la cavo molto bene.
8. Il libro che hai mollato perché "proprio non ce l'hai fatta a finirlo"?
Mi è capitato solo con "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo, ma non demordo e prima o poi lo finirò.
9. Sorelle o fratelli?
Una sorella più grande.
10. Una cosa che devi fare nel quotidiano, che proprio non sopporti?
Alzarmi dal letto (sono una pigrona).
11. Una cosa che fai nel quotidiano, che invece ti mette proprio di buon umore?
Leggere.

Queste erano le mie risposte.
Mi dispiace aver conosciuto solo ora "Lost in good books", perché è un bel blog letterario che consiglio a tutti quelli che ancora non lo conoscono e che, senza ombra di dubbio, lo avrei nominato per il "Liebster Award" precedente (che nel caso ve lo foste perso lo trovate QUI).

venerdì 5 aprile 2013

MOKITA di Federica Frezza

Prima di tutto vorrei ringraziare Federica Frezza per avermi spedito i suoi due libri; è stato un onore e un piacere per me leggerli entrambi. Ora fanno bella mostra sulla mia libreria, con le loro magnifiche copertine, racchiudendo quelle bellissime storie, che consiglio a tutti di leggere. Perché se vi è piaciuto Squeegee Boogie, non potrete che amare Mokita.

R. è un'investigatrice privata, la sua vita dovrebbe essere emozionante; ma le sue emozioni lei è abituata a reprimerle e nasconderle, abilità che ha affinato negli anni precedenti, in cui era una giocatrice di poker.
Attraverso Zoe, uno dei suoi numerosi alter ego cybernetici, "conosce" MJC e quello che era cominciato come un gioco tra bugie e verità, si trasformerà ben presto in altro. MJC sembra capirla, comprenderla e condividere con lei molte passioni. Chi è questo MJC che riesce a insinuarsi nella sua vita e nel suo cuore?
Oltre a questo c'è molto altro perché, non dimentichiamoci, che R. è un'investigatrice e presto verrà trascinata in un incubo inaspettato, che la scuoterà e la cambierà ancora.
 
"C'è una parola in Nuova Guinea, mokita. E' una verità che tutti conoscono ma di cui nessuno parla.
Un segreto risaputo. Come per esempio tutti sanno che Tizia ci sta provando con Caio ma nessuno lo dice. Il solo concetto è una contradizione. E' la vittoria assoluta del non detto." (pag. 48) 

Come in "Squeegee" c'erano le 100 preziose regole, in questo romanzo ci sono i mokita che diventano la voce interiore della protagonista, la sua coscienza, che solo il lettore può sentire. Una voce irriverente, sarcastica, cinica e assolutamente esilarante che ci permette di capire cosa pensa e gli stati d'animo di R. (continuo a chiamarla R. perché il suo nome non viene svelato fino alla fine del libro, quindi non voglio rovinarvi la sorpresa).

Dal suo primo romanzo Federica Frezza è cresciuta come scrittrice, il suo stile si è evoluto e affinato, la storia viene gestita meglio, le sotto trame si mescolano bene alla trama principale e non disturbano, rendendo tutto più scorrevole.
Non so come spiegarmi, ma questo libro l'ho trovato più maturo.
Naturalmente si riconosce che a scrivere è Federica grazie ad alcuni suo tratti distintivi: la scelta accurata dei termini da usare in ogni circostanza, il suo modo di esprimersi rimane "alto" e ricercato; e la sua capacità di riuscire a dare una visione completa dei personaggi solo attraverso i loro atteggiamenti e piccoli dettagli.

La protagonista è cinica, intelligente, arguta e divertente, e non è l'unica in questo libro, anche i suoi amici sono intelligenti e molto simpatici. Mi sono ritrovata spesso a sorridere e a ridere mentre leggevo. Questa volta, nella mia immaginazione, R. aveva un suo preciso volto e atteggiamento e non era quello di Federica, come mi è capitato leggendo "Squeegee".
La scelta di condire il mistero con una leggera vena di esoterismo mi è piaciuta moltissima e mi ha tenuto incollata alle pagine fino alla fine.

Ora mi rivolgo a chi abbia già letto il libro. Vogliamo parlare del personaggio di Rebecca?! Io l'ho odiata da subito, dal primo momento in cui apre bocca e per tutto il libro mi sono chiesta: "Ma questa cosa vuole? Dove vuole arrivare?". Non la sopportavo quella "stronzetta" che si insinuava subdolamente nella vita di R. e dei suoi amici, facendosi spazio a gomitate. Non avete idea di quanto io l'abbia presa a schiaffi mentalmente...
Voi cosa mi dite? Riguardo a Rebecca? Agli altri personaggi? E a tutto il romanzo?
Aspetto con ansia i vostri commenti.

VOTO: 9,5/10