venerdì 26 febbraio 2016

AMLETO di William Shakespeare

Ultimo venerdì del mese e quindi è ora di parlare di un'opera di William Shakespeare.
A gennaio abbiamo letto Macbeth, e questo mese la #MaratonaShakespeariana continua con la tragedia di Amleto Principe di Danimarca.

Tragedia in cinque atti, ambientata a Elsinore in Danimarca.
Sulle mura del suo castello Amleto, principe di Danimarca, parla con il fantasma di suo padre che gli svela che la moglie e il fratello si amavano fin da prima della sua morte, e quest'ultimo, un pomeriggio, vedendolo addormentato in giardino, gli versò nell'orecchio un veleno mortale. Lo spettro chiede al giovane di vendicarlo, ed egli accetta senza indugiare.
Rosencrantz e Guildenstern vengono chiamati dal re per sapere se hanno scoperto qualcosa sulla crisi di Amleto, ma i due non conoscono le motivazioni. Allora Polonio ipotizza che la tristezza di Amleto derivi dal non vedere più Ofelia. Polonio, il re e la regina si nascondono per far incontrare Ofelia con Amleto, ma il giovane la rifiuta e le consiglia di farsi suora. Lo zio sentendo l'ira di Amleto sospetta che egli sappia qualcosa dei suoi crimini e prospetta di esiliarlo in Inghilterra.
Intanto Amleto va da una compagnia di attori appena arrivati a corte e raccomanda loro una buona interpretazione: "L'assassinio di Gonzago", simile a quello accaduto. Osservando le reazioni del re potrebbe capire se le accuse del fantasma erano fondate. L'idea riesce al meglio.
Mentre Amleto sfoga la sua collera con la regina, per errore uccide Polonio e si sbarazza del corpo velocemente. Laerte, venuto a sapere dell'uccisione di suo padre, si reca dal re credendolo colpevole e lo affronta. Questi dice a Laerte tutta la verità, omettendo però il motivo della furia di Amleto. Il re gli propone di vendicarsi, sfidando il principe a duello ed egli accetta.
Ma le conseguenze di questa scelta saranno catastrofiche per tutti.

Nel Primo Atto, come in Macbeth, ci troviamo all'aperto e fa la sua apparizione l'elemento soprannaturale (in questo caso lo spettro) così presente nelle opere di Shakespeare e fondamentale per dare il via a tutta la tragedia, perché è grazie alle rivelazioni del fantasma che Amleto scopre la verità su suo zio Claudio e da qui si impegna per vendicare la morte del padre.
Caratterizzato dalla superbia (uccide il re per avere la corona) e dalla lussuria (si sposa con la regina Gertrude perché l'ha sempre desiderata) Claudio è il "cattivo" della storia; ma anche la madre di Amleto sembra essere vittima della lussuria. Non è chiaro, ma sembra che anche lei sia sempre stata innamorata del fratello del marito.

Tutta la corte, nel Secondo Atto, considera Amleto un pazzo, per il suo comportamento strano. La preoccupazione del re è principalmente quella che il principe non scopra dell'omicidio che ha commesso, perché altrimenti farebbe cadere quel velo di apparenze e bugie che caratterizzano tutta la storia. In realtà Amleto è confuso e scosso dalle rivelazioni del fantasma, ma anche da tutte le bugie che lo circondano e che sta cominciando a scoprire piano piano. Il suo unico pensiero è far confessare lo zio Claudio e l'arrivo della compagnia teatrale cade a fagiolo.

Il Terzo Atto è sicuramente il più corposo e lungo rispetto agli altri. Qui avvengono tre eventi cruciali: il rifiuto di Ofelia da parte di Amleto che, insieme ad altri motivi, porterà la ragazza alla pazzia e al suicidio; la messa in scena della compagnia teatrale, punto cruciale che permetterà ad Amleto di avere la certezza della colpevolezza dello zio, una sorta di dramma teatrale nel dramma teatrale; e, infine, l'uccisione di Polonio per mano di Amleto, ma per un errore di quest'ultimo. Questo può essere visto come l'evento principale e soprattutto scatenante del vero dramma.

Amleto, sempre più confuso e indeciso, nel Quarto Atto, comincia a capire che è circondato da persone mendaci, si trova a fare i conti con un mondo di apparenze, che nel profondo nasconde bugie e doppie facce. Anche chi dovrebbe essergli amico, come ad esempio Rosencrantz e Guildenstern, in realtà sta solo seguendo gli ordini di un re corrotto e bugiardo.
Quando sembra che Amleto abbia rinunciato alla sua vendetta, un incontro fortuito con l'esercito di Fortebtaccio lo fa tornare sui suoi passi e gli fa ritrovare il coraggio e l'orgoglio.

Il Quinto Atto, quello conclusivo, è il più breve e veloce. La vendetta è il tema principale all'interno di questa tragedia shakespeariana. Anche qui, come in altri romanzi ad esempio "Cime tempestose" e "Il Conte di Montecristo (per citarne solo alcuni), l'insegnamento è che la vendetta in se non porta nulla di buono, lascia il vendicatore con un pugno di mosche e a volte, come in questo caso, ci può rimettere anche la sua vita e di quelli che lo circondano.
Bisogna ammettere che il finale rende quest'opera una vera e propria tragedia, nel vero senso della parola

Non me ne vogliate male, ma io questa opera la conoscevo, prima di tutto, per una puntata dei Simpson in cui Bart interpreta Amleto e Lisa è Ofelia. Devo ammettere che la tragedia è stata riassunta e interpretata molto bene nel cartone, ma con  quella vena ironica, tipica della famiglia gialla più famosa della televisione.

Oltre a riportarvi le mie considerazioni personali, non avendo alle spalle studi riguardanti la letteratura (in generale) cerco di informarmi da chi ne sa più di me, soprattutto per questa #MaratonaShakespeariana.
Una cosa che mi ha incuriosita molto è che Shakespeare ha inserito in questa tragedia talmente tanti elementi, che può essere analizzata a più livelli, interpretandola da diversi punti di vista. C'è quello della psicoanalisi (lo stesso Freud afferma che Amleto ha un "desiderio edipico" per sua madre); quello filosofico ("Essere o non essere" si riferisce alla dicotomia azione/inazione vita/morte); dal punto di vista politico (Shakespeare fa della satira sulla situazione politica dell'Inghilterra dell'epoca, ambientando l'opera in Danimarca per sfuggire alla censura); da quello religioso (perché secondo gli studiosi l'opera è alternativamente cattolica e protestante); e, anche  secondo il femminismo (Ofelia e Gertrude, due donne diverse, ma entrambe femministe a loro modo).

Continuerò a studiare un po', intanto noi ci vediamo l'ultimo venerdì di marzo in cui vi parlerò di "Otello". Se volete unirvi a noi avete un mese di tempo per leggerlo e QUI trovate il gruppo di supporto su Facebook.

mercoledì 24 febbraio 2016

ALLEGIANT di Veronica Roth

E' ora di fare il punto della situazione, tirare le fila della storia, perché siamo alla fine della trilogia di Veronica Roth. Dopo Divergent e Insurgent, ora è il momento di Allegiant. E poi abbiamo finito, ve lo prometto, perché non leggerò "Four", mi rifiuto (e probabilmente capirete il perché leggendo la recensione).
Questa volta non mi tratterrò dal fare spoiler, perché ho alcuni sassolini nella scarpa che mi devo togliere ad ogni costo. Quindi lettore avvisato, mezzo salvato.
Il film di Allegiant non è ancora uscito nelle sale (9 marzo 2016) e quindi non potrò fare un confronto tra pellicola e romanzo, ma qualcosina sono riuscita a captare qui e là e ve ne parlerò.
Vediamo ora la trama, per ricordarci dove eravamo rimasti e cosa succederà adesso.

Dopo la proiezione del video di Edith Prior, in cui rivelava alla popolazione dell'esperimento messo in atto dalle persone fuori le mura della città e dell'importanza dei Divergenti, scoppiano dei piccoli tumulti velocemente sedati.
Jeanine Matthews è stata uccisa, il sistema di fazioni non esiste più e il controllo della città è in mano a Evelyn (madre di Tobias) e agli Esclusi.
Il clima non è dei più pacifici, anzi. Alcuni vorrebbero il ripristino delle fazioni e si uniscono tra loro, facendosi chiamare Alleanti, per deporre gli Esclusi dal potere.
Tris e Tobias, insieme a Christina Peter e Caleb, decidono di uscire dalla città e capire finalmente cosa si nasconde oltre la recinzione, come è il mondo all'esterno.
Quello che scopriranno cambierà per sempre la loro visione del mondo. Una volta accolti al "Dipartimento di sanità genetica" il gruppo scopre che il governo è ormai molto debole a causa di una guerra civile, che aveva visto contrapporsi persone geneticamente modificate a persone dai geni "puri". Dopo la guerra, il Dipartimento tentò di ripristinare la purezza genetica con degli esperimenti, in varie città, come quello di Chicago. Tris viene a conoscenza anche del passato di sua madre. Ora tutto è più chiaro e il Dipartimento sembra un buon posto dove finalmente fermarsi, ma non è proprio così e la loro città, il loro mondo, l'unico mondo che conoscono (e che in fondo amano) è di nuovo in pericolo. La minaccia questa volta viene dall'esterno e promette di essere terribile.

Torniamo un attimo indietro e ricapitoliamo alcuni punti. Anche perché ci sono delle differenze evidenti tra film e romanzi.
Il video. Nel romanzo il video è già nelle mani di Jeanine, si capisce anche che lei l'ha visto, sa di cosa si tratta e non vuole che nessuno ne venga a conoscenza. Ok, ma allora perché non lo distruggi? Visto che interferisce con i tuoi piani di "concvista di mondo" e uccisione di tutti i Divergenti, perché non te ne liberi? E poi, hai rotto le scatole per due libri interi, in cui volevi essere la regina suprema di tutto l'universo, e mi muori da cretina, uccisa da una che non è nemmeno la protagonista, ma una comparsa che passava in quel momento...
Nel film, a parte il fatto che Jeanine non muore (presumo che la rivedremo nel terzo), lei è in possesso di una strana scatola tutta incisa, che si apre solo quando Tris, catturata e torturata perché una Divergente al 100%, risulta idonea a tutte le fazioni (più o meno). Una volta aperta, questa scatola proietta automaticamente il video di Edith Prior in tutta Chicago. Questo ha un suo senso, perché in questo modo si vede anche la sorpresa di Jeanine nell'ascoltare questo messaggio, non se lo aspettava, non aveva idea che le cose fossero così. Se l'avesse saputo, probabilmente, avrebbe distrutto la scatola, no?
Non so, ma secondo me questa cosa ha più senso nel film che nel romanzo.
E poi, questo filmato avrebbe dovuto scatenare la terza guerra mondiale: insomma, ti dicono che il tuo mondo è tutto una farsa, è tutto studiato a tavolino per poter creare più Divergenti possibili; io un minimo di panico e caos generale me lo aspettavo... e invece, niente. Calma più totale. Sì, qualcuno prova a ribellarsi, ma non con molta convinzione e viene presto zittito.
Tris, che dovrebbe essere la più coinvolta visto che quella nel video probabilmente è una sua antenata, chiamandosi Prior, non fa una piega. Il suo primo pensiero in mezzo a tutta sta confusione qual è??? Ma naturalmente uscire per un vero appuntamento con Tobias, perché non hanno mai avuto la possibilità di farlo... (pausa per reazione).

Finalmente qualcuno comincia a pensare che è meglio uscire dalla recinzione e capire che cavolo sta succedendo là fuori. Cioè seguire le indicazioni di Edith Pior. Ma ce lo fanno sudare questo momento, perché prima ci sono un sacco di cose assolutamente trascurabili che l'autrice ci vuole raccontare. Naturalmente Tris e Tobias si offrono per andare loro in cerca della verità  e qui qualcuno mi deve spiegare perché ci portiamo dietro anche Caleb e Peter. Due personaggi che stanno sulle scatole a tutti e che non fanno nulla per farsi voler bene. In più non hanno questa grande utilità nel corso della storia. E allora perché non li lasciamo a casa a cuocersi nel loro brodo?

Appena arrivati al "Dipartimento di sanità genetica" (una sorta di gigantesco Grande Fratello, che tutto sa e tutto vede), senza tanti preamboli e sorprese, ci viene spiegato tutto quello che è successo, nel momento esatto in cui ce lo aspettiamo.
L'autrice usa il metodo dello "spiegone": cioè un personaggio X a caso, magari appena comparso, comincia a parlare e attraverso il suo luuuungo discorso ci spiega tutti gli avvenimenti importanti che ci hanno portati fino a quel punto.
Non so se sarebbe stato meglio metterci a conoscenza dei fatti in un altro modo, ma almeno avrebbe potuto renderlo più interessante e meno piatto. Infondo stiamo parlando del momento clou, in cui tutte le carte vengono svelate e si scoprono gli altarini, almeno non farmi sbadigliare mentre lo leggo.
E dopo questo? Niente. Torniamo a far girare i pollici ai personaggi ancora per qualche capitolo.
A questo punto la Roth introduce un personaggio assolutamente inutile, Matthew, ma affetto da un'evidente diarrea verbale, che spiattella a Tris e Tobias qualsiasi cosa riguardi il Dipartimento, l'esperimento e il mondo esterno. Ma statti zitto un po' e fammi scoprire le cose man mano, no? E non parliamo del personaggio di Nita (all'anagrafe Juanita), vogliamo parlarne? No dai, non fatemi dire nulla su quella ochetta inconcludente.

In questo terzo capitolo c'è un cambio di registro. Non leggiamo solo il punto di vista di Tris, ma anche quello di Tobias (due paranoici invece di uno). A capitoli alterni, possiamo scoprire anche ciò che pensa e vive Tobias, e qui Veronica Roth mi rovina drasticamente il ragazzo. Speravo di riuscire a conoscerlo meglio e a scoprire alcuni suoi lati oscuri, invece risulta un personaggio poco interessante e pieno di pippe mentali, che lo rendono insicuro, noioso e bidimensionale. Nel momento in cui scopre di non essere un Divergente, apriti cielo, si trasforma in un paranoico depresso e fastidioso. E cosa fa per esorcizzare questa delusione? per dimostrare che comunque lui vuole essere intelligente, coraggioso, altruista, onesto e pacifico? Si unisce a un gruppo di ribelli incazzosi che vogliono far saltare in aria tutto.
Era decisamente meglio visto attraverso gli occhi di Tris. Per questo motivo non ho nessuna intenzione di leggere anche il quarto romanzo intitolato "Four", perché se Tobias è così non ce la posso fare a sopportarlo per un altro libro.

Mi è piaciuto il finale (che non vi rivelerò, perché non sono così bastarda), l'ho trovato coerente e ideale per il libro. Voci di corridoio mi hanno detto che nel film verrà cambiato e sono curiosa di vedere come faranno e se funzionerà allo stesso modo. Ma dovremo aspettare fino al 2017, perché come sapete, l'ultimo capitolo è stato diviso in due parti. Sono comunque curiosa di vedere la prima parte, perché solo dal trailer mi sono accorta di molti cambiamenti più drastici, forse, rispetto a Insurgent.
Nel romanzo, avrei evitato volentieri l'Epilogo. Di solito mi piace sapere cosa accade ai protagonisti ad anni di distanza, ma in questo caso avrei fatto anche a meno, perché il finale andava bene così, senza aggiungere altro.

Tris mi è sembrata un personaggio meno incisivo del solito, poco incline a porsi delle domande e a cercare le risposte; una volta scoperto qualcosa sul passato di sua madre, chi se ne frega del resto.
Comunque questo terzo romanzo è migliorato rispetto al secondo, che come sapete l'avevo trovato noioso e vuoto. Almeno in questo sembra esserci un po' più di azione e sostanza, viene finalmente spiegata la storia della guerra civile e del perché Chicago sia divisa in fazioni. Non mi aspettavo certe rivelazioni, ma come al solito Veronica Roth non ha sfruttato appieno tutto il materiale che ha messo sul piatto. Questo romanzo, ma anche tutta la trilogia, poteva essere molto di più. Il mio preferito rimane sempre il primo, forse perché era la novità.
In Allegiant il tema cruciale è lo scontro tra chi vuole il cambiamento e chi invece preferisce rimanere nel passato, in un sistema rassicurante che si conosce. Ma a volte il cambiamento è inevitabile, perché gli equilibri presenti precedentemente si sono ormai rotti e i tempi sono fertili per una rivoluzione. In questo caso bisogna affrontarlo e sapersi adattare al nuovo mondo che si dipana davanti.

lunedì 22 febbraio 2016

INSURGENT di Veronica Roth

Continuiamo con la trilogia di Divergent di Veronica Roth parlando del secondo capitolo, Insurgent. Vi anticipo che non è il mio preferito, anzi. Se già il primo non mi aveva convinto fino in fondo, questo ha diminuito molto il mio interesse per tutta la storia. In più credo che non sarà una recensione priva di spoiler, qualcosa mi scapperà sicuramente, quindi fermatevi qui se non volete rischiare.
Ma andiamo con ordine e ripartiamo da dove avevamo lasciato Tris e i suoi compagni.

Dopo aver interferito con i piani di Jeanine Matthews e aver bloccato la simulazione che costringeva gli Intrepidi ad uccidere gli Abneganti; Tris e Tobias/Quatto, insieme a Caleb Marcus e Peter, si rifugiano dai Pacifici, fuori le mura della città.
Quando arriva una delegazione di Intrepidi ed Eruditi per catturarli, i protagonisti riescono a scappare, per nascondersi presso gli Esclusi. Qui Tobias farà una sconvolgente scoperta: la leader degli Esclusi è sua madre, Evelyn, che lui credeva morta.
Dopo essere stati arrestati, processati e in seguito liberati dai Candidi, Tris e Tobias collaborano con gli altri Intrepidi per fare un attentato agli Eruditi; trasferendosi tutti di nuovo nel quartier generale degli Intrepidi, non avendo più bisogno della protezione dei Candidi.
E' qui che Tris, insieme a Christina e altri Eruditi, e all'insaputa di Tobias, decide di aiutare Marcus a entrare nel quartier generale degli Eruditi per cercare un video molto importante per tutta la società, che forse potrebbe spiegare la smania di potere di Jeanine. Ma non sarà semplice trovarlo, perché nessuno sa della sua esistenza e la leader degli Eruditi è disposta a proteggerlo a costo della sua vita.

Oltre ad alcune scelte di parole accostate in modo discutibile, come ad esempio quando descrive l'odore di Tobias, in questo libro non succede praticamente nulla. Come in Divergent, l'evento clou è alla fine, negli ultimi capitoli, ma almeno nel primo libro c'era tutta la sua evoluzione e l'addestramento per diventare un'Intrepida. Qui non fanno altro che farsi un sacco di pippe mentali, prendere decisioni stupide e dire quanto è figo Tobias/Quattro. Che, credetemi, mi piace Tobias (soprattutto l'attore che lo interpreta nel film), sono del movimento "più Tobias per tutti!!", ma qui, quelle poche volte che compare, è una specie di oggetto sessuale per Tris. Che poi, questo tira e molla tra i due è snervante: se non vuoi dargliela, smettila di saltargli addosso ogni tre per due come un polipo in calore e poi allontanarti piagnucolando!!

In più, finalmente entrano in scena gli Esclusi e, come ci ha già abituati, la Roth non si dilunga per niente nelle descrizioni. Nemmeno un minimo di accenno alla loro organizzazione sociale e politica, oppure a cosa fanno, pensano o dove vivono. L'unica cosa in cui si perde è lo svilente rapporto tra Tris e Evelyn (madre di Tobias) in cui nessuna delle due ne esce bene, perché sembrano sterili litigate tra nuora altezzosa e suocera stronza, per decidere chi è più importante nella vita di Tobias.

Alla fine sembra un gran minestrone, succede tutto frettolosamente, ma anche in modo piatto e poco avvincente. Secondo me, è stato gestito meglio nel film, infatti, mentre leggevo credevo di aver visto il film sbagliato, perché le differenze sono molto evidenti. In quest'ultimo sono riusciti a sfoltire il romanzo di tante cose inutili, pur mantenendo intatta la trama e il significato della storia, e tutto appare più scorrevole e incisivo.

Resta comunque una storia interessante, ma non è stata sviluppata appieno ancora una volta. L'autrice avrebbe potuto approfondire alcuni argomenti cruciali, dare qualche nozione in più, spiegare cosa sono 'sti benedetti Divergenti!!
Invece di far girare i pollici ai protagonisti per gran parte del romanzo, poteva far in modo che Tris si informasse e scoprisse di più sui Divergenti e tutta la società delle fazioni, farla studiare e far uscire di più il suo lato Erudita, che invece si limita solo a farla essere un po' più logica rispetto a tutti gli altri.

Della trilogia, Insurgent è quello che mi ha colpito e piaciuto di meno, e per questo mi è rimasto anche meno impresso. Ma il messaggio che traspare da queste pagine è sempre importante e potente: la lotta contro il potere di pochi sui molti; l'importanza di opporsi al totalitarismo, in qualsiasi forma si manifesti; di credere in se stessi e nelle proprie convinzioni, se si è dalla parte del giusto.

mercoledì 17 febbraio 2016

DIVERGENT di Veronica Roth

Finalmente arrivo anch'io a questa trilogia. Ne hanno parlato anche i sassi ormai e tra poco uscirà al cinema il terzo capitolo (prontamente diviso in due per aumentare gli incassi). Ma lo sapete benissimo che io arrivo sempre dopo, raramente sono sul pezzo, è la mia caratteristica, amatemi anche per questo.
Fatto sta che ora sono qui a parlarvi di "Divergent": primo capitolo della trilogia (che per me resterà una trilogia, non sarà mai una saga, e il motivo ve lo spiegherò nella recensione di "Allegiant").

Beatrice Pior vive a Chicago in un futuro post apocalittico imprecisato. Per proteggersi dalle minacce esterne, la popolazione ha costruito una recinzione tutt'intorno alla città. All'interno la società è divisa in cinque fazioni, ognuna delle quali è consacrata a una virtù: i Candidi, onesti e sempre sinceri, si occupano della legge; i Pacifici, gentili e mai aggressivi, sono assistenti sociali, consulenti e coltivatori di terre; gli Eruditi, dedicano la vita alla conoscenza e alla cultura, fanno gli insegnanti, gli scienziati e i ricercatori; gli Abneganti sono altruisti e al servizio degli altri, per questo gli è stato affidato il governo; gli Intrepidi, coraggiosi e forti, si occupano dell'ordine e della sicurezza della città.
Esiste anche un altro gruppo, gli Esclusi, coloro che non appartengono a nessuna delle altre fazioni e vivono nei sobborghi in povertà, assistiti solo dagli Abneganti.
Beatrice, Abnegante di nascita, ora che ha sedici anni deve decidere a quale fazione apparterrà per il resto della sua vita, con il rischio di rinunciare per sempre alla sua famiglia. Ma il test che dovrebbe indirizzarla verso l'unica strada a lei adatta si rivela inconcludente; in lei non c'è un solo tratto dominante, ma addirittura tre. Beatrice è una Divergente e lo deve tenere segreto, perché questa "anomalia" potrebbe costarle la vita. Nonostante questo, Beatrice decide di seguire il suo istinto ed entrare negli Intrepidi, cambiando il suo nome in Tris e impegnandosi al massimo per far parte di questa fazione così diversa da quella dei suoi genitori.

Dopo le prime pagine, le parole e lo stile di Veronica Roth spariscono dietro alle immagini mentali che appaiono durante la lettura. Non che il modo di scrivere dell'autrice sia brutto, è solamente semplice e passa in secondo piano rispetto alla storia. Presi dalle vicende di cui si sta leggendo, non si nota come è scritto il libro.
Con la lentezza della narrazione del romanzo, rispetto al film, i personaggi vengono caratterizzati meglio. Alcune cose che non capivo perché accadessero nel film, nel libro sono più chiare e sensate; come ad esempio la storia d'amore tra Tris e Quattro, che possiamo veder nascere e crescere con più particolarità rispetto a ciò che ci viene mostrato nella pellicola.
Il tutto è molto lento, ma credo che abbia un senso. La Roth spende molti capitoli a descrivere l'addestramento di Tris per diventare un'Intrepida, ma questo ci fa capire quanto sia difficile per lei e ci aiuta anche a comprendere meglio tutto il mondo degli Intrepidi. Purtroppo tutto questo va a discapito di una improvvisa accelerazione nel finale, dove tutto precipita e succede molto velocemente.
Nel film il ritmo mi sembra più costante e fluido. Anche il finale è leggermente diverso dal libro e, personalmente, l'ho preferito, trovandolo più avvincente.

Tris viene considerata tanto intelligente e matura, dai personaggi del romanzo e dall'autrice stessa (e la maggior parte delle volte lo è veramente), ma a volte è estremamente in contraddizione con queste sue caratteristiche. Come quando si bacia per la prima volta con Quattro e non capisce che non possono sbandierare il loro amore davanti a tutti, comportandosi così come una bimbetta delusa e isterica, perché lui non la caga e si comporta solo come il suo istruttore.
Una cosa che ho notato è quanto a Tris venga naturale vestire i panni di Intrepida, pensare e ragionare come un Erudita, mentre non le è così spontaneo agire da Abnegante. Per farlo deve sempre pensare a cosa farebbero i suoi genitori, non è automatico per lei come invece dovrebbe essere. Siamo sicuri che in lei ci siano tre tratti dominanti? Qualche dubbio viene e secondo me, l'autrice doveva porre più attenzione a questo fatto.

Un'ottima idea di partenza, ma Veronica Rith non la porta fino in fondo. Ci troviamo di fronte a un distopico che si crede tale, ma non lo è del tutto. Alcune cose non vengono approfondite (come la storia dei Divergenti, o che guerra ha portato a questa situazione, oppure da chi o da cosa la barriera ci protegge?), tutto viene buttato dentro nella storia e lasciato un po' in sospeso, per dare più spazio alla vita adolescenziale e piena di paturnie di Tris. Per questo è un libro confinato tra le letture per adolescenti, quando invece avrebbe potuto avere tutte le carte in regola per essere preso in considerazione anche dagli adulti, se solo si fosse fatta più attenzione ad alcuni particolari.
Voi direte: "Beh...è una trilogia, le cose le spiegherà sugli altri capitoli". Non è proprio così, ma ne riparleremo più avanti nelle altre recensioni.

Nonostante questo, Tris mangia i risi in testa a Katniss (di Hunger Games). Dove quest'ultima risulta più una pedina in mano ai potenti, Tris prende le sue decisioni  autonomamente, assumendosi le sue responsabilità e rischiando in prima persona tutto ciò che ha, ribellandosi a chi comanda, per le giuste ragioni.
Divergent ci parla del lottare per qualcosa in cui si crede, che si ritiene giusto, quando si è dalla parte del bene. Di quanto questo sia difficile e che pretenda un prezzo da pagare, a volte molto alto. Che la diversità non è qualcosa da temere o eliminare, ma da accogliere e valorizzare. Che si deve sempre contrastare la cattiveria umana, l'ignoranza e la smania di potere di alcuni.
Perché il pensare fuori dagli schemi ti può rendere libero, unico e magnifico.

martedì 2 febbraio 2016

NICHI ARRIVA CON IL BUIO di Sara Zelda Mazzini

Sara Zelda Mazzini, il cui secondo nome è in omaggi a Zelda Fitzgerald, scrittrice, pittrice e ballerina, nonché moglie del celebre scrittore Francis Scott Fitzgerald, è una giovane autrice fiorentina che vive a Monaco di Baviera.
La ringrazio per aver pensato a me e al mio blog per presentare la sua opera "Nichi arriva con il buio". Questo romanzo non rispecchia molto i miei gusti, ma è stata una lettura piacevole sotto alcuni punti di vista.

A dieci anni dalla morte del suo ex fidanzato una donna ne racconta la storia alla sorella adolescente di lui, che non ha avuto il tempo di conoscerlo davvero. Greta ha quattordici anni quando conosce Nicola, in occasione di una vacanza al mare, i due si incontrano ogni estate nella medesima località di villeggiatura portandosi appresso nuovi bagagli di vita reale: Greta ha i genitori separati e presto arriva anche una sorellina, la stessa cosa accade in seguito a Nicola.
Due esistenze speculari a trecento chilometri di distanza, unite da un filo fragilissimo di fiducia e speranza. La storia di Greta e Nicola è contrastata di volta in volta da personaggi gelosi, orgogliosi, insicuri e disperati, ma soprattutto da loro stessi.
Tra concorsi di bellezza e quiz televisivi, la vicenda è l’occasione per ricostruire un decennio di storia italiana dal punto di vista di una generazione, a favore di chi quella generazione non l’ha mai vissuta.

Prima di tutto voglio sottolineare la bellezza della copertina: quei toni blu e neri la rendono molto suggestiva e affascinante, donando una certa vena di mistero a tutto il romanzo.
Per me, leggere "Nichi arriva con il buio" è stato un vero e proprio tuffo nel passato. Le vicende sono ambientate negli anni Novanta e inizio Duemila e avendo pochi anni in meno dell'autrice, anch'io ho vissuto la mia adolescenza in quel periodo di tempo. Leggendo ho potuto ricordare alcune mode dell'epoca, rivivere alcuni ricordi ancora vividi nella mia mente. In più mi sono ritrovata molto nei sentimenti e nelle emozioni vissute da Greta, la protagonista, perché, oltre ad essere tipiche dell'adolescenza, rispecchiavano appieno anche gli anni Novanta.

La storia racconta proprio il periodo dell'adolescenza di Greta e dei suoi amici. Un periodo importante per la crescita, in cui si impara molto. Si impara a stare con gli altri, ad amare, ad essere amici, a diventare grandi. Si tratta proprio di quell'arco di tempo che permette ai personaggi di passare dall'infanzia all'età adulta, con tutto quello che questo comporta. Una sorta di limbo in cui ogni sbaglio è una grande lezione da imparare.

Per questo sembrava promettente all'inizio, ma più procedevo nella lettura e più mi sembrava di leggere un diario. La vita della protagonista procede abbastanza normalmente, come quella di ogni adolescente, senza grandi avvenimenti significativi. E a lungo andare risulta solo una lunga descrizione di cosa succede senza soffermarsi sui sentimenti provati e senza elaborare affondo gli eventi. Proprio come leggere il diario di una ragazzina confusa e poco incline all'autoanalisi.
Greta non ha una grande evoluzione, personale e psicologica, durante l'arco di tempo narrato. In più, questo grande amore con Nichi io non sono riuscita e percepirlo.

Nonostante una certa mancanza di punteggiatura e un utilizzo eccessivo dei trattini, a volte usati in modo inutile e fastidioso, ammetto di aver letto una storia carina, ma fine a sé stessa. Probabilmente mi aspettavo qualcosa di più, ma in realtà non mi ha lasciato molto una volta terminata.