martedì 11 luglio 2017

QUELLO CHE È SUCCESSO A JOANA di Valèrio Romão

Continuiamo il nostro mese del #IndieBBBCafè dedicato a Caravan Edizioni e lo facciamo con un libro bellissimo e struggente, che è anche la loro ultima uscita.
Parlo di Quello che è successo a Joana dello scrittore e poeta portoghese Valèrio Romão. Questo romanzo insieme ad un altro intitolato Autismo, nelle intenzioni dell'autore, dovrebbero far parte di una trilogia intitolata Paternità mancate.

Joana aspetta da otto anni di diventare madre. Insieme al marito ha già cambiato tre volte il colore della stanza del bimbo.
Quando una notte, al settimo mese di gravidanza, le si rompono le acque, corre in ospedale seguendo un piano che ha programmato sin nei minimi dettagli.
La sala travaglio è una stanza delle torture dove le donne affrontano la ritmicità dei dolori nell'indifferenza professionale del personale sanitario. Ma le cose non vanno secondo le previsioni. Errore umano? Destino geneticamente determinato?
Unica via di fuga per far fronte a un inaccettabile fallimento sarà scivolare in una follia straripante, in grado comunque di procurare a Joana un'inattesa forma di consolazione.


Lo stile di Valèrio Romão è ricco e corposo, a volte diventa quasi lirico e astratto sottolineando così il suo essere anche poeta. Una scrittura che all'inizio appare un po' complicata, difficile da seguire, ma basta prenderci un po' la mano e nel giro di poche pagine scorre benissimo, fluida e veloce. Così veloce che a un certo punto ho rallentato la lettura, perché non volevo finirlo troppo in fretta e desideravo gustarmelo appieno fino all'ultima pagina.

Il romanzo comincia con una scena inquietante, a tratti disturbante per quello che succede e per come è descritto. Dopo aver superato l'ostacolo di leggere quei contenuti, ho capito che era una scelta azzeccatissima dell'autore: con quella scena il lettore prende subito confidenza con l'ambientazione inquietante, sconvolgente e a volte surreale, che poi incontrerà qualche pagina dopo e che lo accompagneranno, con sensazioni ed emozioni veramente forti, per tutto il romanzo.
Ci ritroviamo a vivere quello che per Joana dovrebbe essere uno dei giorni più belli della sua vita, ma che a causa di un infausto destino, si trasforma in un incubo terribile.
La povera Joana si ritroverà, abbandonata in una sala travaglio insieme ad altre donne, a soffrire e ad avere paura, senza la possibilità di affidarsi alla compassione di nessuno, nemmeno di suo marito che verrà tenuto distante e all'oscuro di questo momento precedente al parto.
La protagonista all'inizio cercherà di farsi carico anche della sofferenza delle altre partorienti, aiutandole e sostenendole; ma ben presto quella situazione frustrante e sconvolgente avrà la meglio su di lei e la isolerà nel suo letto, sprofondata quasi nella follia, in attesa di mettere al mondo suo figlio.
Al lettore, del tutto avviluppato e coinvolto dalla storia, sembrerà di essere in quella terribile sala travaglio, sentendo le urla e le imprecazioni delle donne, i loro pianti e sospiri. Io mi sono ritrovata a desiderare di riuscire a tenere la mano di queste ragazze e poterle consolare.

Un perfetto e incisivo romanzo di denuncia sulla situazione delle partorienti in alcuni ospedali. Donne spaventate, confuse e doloranti lasciate completamente a sé stesse. Dottori troppo arroganti e altezzosi per concedere una parola gentile o un po' di conforto. Infermiere distratte, frustrate e indifferenti che non si permettono nemmeno un minimo di educazione e delicatezza nel trattare le povere gestanti.
Un ambiente decisamente ostile, che sicuramente non prepara, non mette a proprio agio e che non permette di vivere serenamente una delle gioie della vita (o che almeno dovrebbe esserlo).
Vi avviso che si prova molto stupore misto a tristezza leggendo come viene trattata Joana e cosa è costretta a sopportare, l'empatia nei suoi confronti è tanta, ma c'è anche molta rabbia. Rabbia verso il personale sanitaria, al quale una persona si affida in un momento di bisogno e di sofferenza e che non è in grado di dare una risposta empatica e rassicurante.

Non crediate che sia solo un romanzo, cioè non pensiate che sia tutto inventato o circoscritto ad alcuni ospedali portoghesi. No cari miei, purtroppo no. Si tratta di una realtà molto comune, presente in moltissimi ospedali del mondo, anche molti in Italia.
Per questo motivo è nata anche una campagna in tutto il mondo (in Italia è contrassegnata dall'hashtag #bastatacere) contro la violenza ostetrica. Potrete leggere la testimonianza di migliaia di donne che raccontano di come sono state trattate male, in modo irrispettoso, a livello fisico e psicologico da dottori, ostetriche e infermiere, molte umiliate pesantemente e derise, trattate peggio che animali.
Se vi interessa approfondire vi lascio il link all'articolo del Corriere della Sera che spiega tutto molto bene e riporta anche alcune testimonianze, in modo che possiate farvi un'idea di questa grave piaga che una società civile e rispettosa non dovrebbe avere, soprattutto in ambienti delicati come gli ospedali.

Come finirà questa storia? Cosa succederà a Joana? Troverà un po' di pace e sollievo? Non sarò certo io a dirvelo, ma dovrete leggere questo splendido libro.
Per qualcuno sarà dura e difficile, ma vi sprono ad arrivare fino in fondo perché ne vale veramente la pena. Una storia toccante, che vi entrerà nel cuore per non abbandonarvi più. Perfettamente scritta, ricca di dettagli e accuratamente costruita; una lettura drammatica e sconvolgente, che vi aprirà anche gli occhi su una realtà estremamente attuale e troppo comune nel mondo.

giovedì 6 luglio 2017

Uno sguardo al catalogo di CARAVAN EDIZIONI

Questo sarà un breve post in cui vi racconterò un po' alcuni libri Caravan edizioni che mi piacerebbe leggere. Naturalmente mi piacerebbe leggerli tutti, e prima o poi lo farò, ma per ora diamo uno sguardo a quelli più interessanti secondo me.

Il primo in assoluto che vorrei avere è Rivendicazione dei diritti delle donne, che insieme agli altri due che ho Dichiarazione dei sentimenti e Alle fanciulle e alle figlie del popolo andrebbero a formare un bel terzetto di letture femministe. Infatti questo libricino è uno dei primi documenti di filosofia femminista, scritto addirittura nel 1792.
Per curiosità l'autrice di questo documento, Mary Wollstonecraft, donna forte ma dalla vita breve, è anche la madre di Mary Shelley l'autrice di Frankenstein.




Avendo cominciato a leggere Qualcuno cammina sulla tua tomba, che vi assicuro è bellissimo e molto curioso, mi sembra doveroso leggere la prima pubblicazione di Mariana Enriquez cioè Quando parlavamo con i morti,
Si tratta di tre racconti inquietanti: uno su una tavola ouija, uno su una donna sfigurata e il terzo parla di Machi, che gestisce l'archivio dei bambini scomparsi e si affeziona al caso di una prostituta quattordicenne.
Se vi piace questo genere non potete certo lasciarvelo scappare, io non sono un'amante di questi libri, ma lo trovo estremamente interessante e affascinante che non vedo l'ora di leggerlo.



Un'altro libro interessante è Opendoor, di Iosi Havilio, ambientato in un paesino vicino a Buenos Aires racconta la storia di una donna, la cui compagna è sparita nel nulla, e lei si ritrova a stringere relazioni con persone sofferenti quanto lei, che la porteranno a perdersi sempre di più.
Prima opera di questo scrittore argentino ricca di disagio, smarrimento e malinconia, promette di essere molto bello e coinvolgente.






In finale c'è Bastardia, della scrittrice portoghese Hélia Correia, una storia di crescita e consapevolezza di sé, ma anche di un viaggio importante per un ragazzo, che desidera con tutte le sue forze, e che forse è predestinato a fare a causa di un sortilegio fatto a sua madre.
La giusta dose di avventura e magia tipica della letteratura portoghese, spagnola e anche sudamericana.






Non so voi ma io sono molto curiosa di leggere questi libri, che faranno parte sicuramente dei miei prossimi acquisti.
E ora tocca a voi: cosa vi piacerebbe leggere di Caravan edizioni? Andate subito a consultare il loro catalogo e poi venite subito a dirmelo. Aspetto i vostri consigli.

lunedì 3 luglio 2017

Indie BBB Café | Intervista a CARAVAN EDIZIONI

L'Indie BBB Café ha aperto le sue porte a gennaio con la prima casa editrice ospite che è stata CasaSirio Editore. Da allora ogni mese l'abbiamo dedicato a una piccola realtà editoriale italiana, in ordine sono state: Las Vegas Edizioni, Eris Edizioni, Exòrma Edizioni, SUR e Gorilla Sapiens Edizioni.
Nel mese di luglio tocca a me, e io vi voglio presentare una casa editrice davvero speciale, con dei prodotti editoriali interessanti e di qualità: Caravan Edizioni, che pubblica soprattutto letteratura contemporanea del Sud America, ma tra le loro proposte c'è molto di più...

Il logo di Caravan edizioni
Benvenuti, è un piacere per me ospitarvi tra i miei appunti.
Cominciamo dall'inizio: come nasce Caravan edizioni e qual è la vostra linea editoriale?

Grazie intanto per l'ospitalità! Caravan nasce nel 2010 a Roma per volontà di quattro donne, appassionate di viaggio, letteratura e identità culturale. Nel 2013, dopo una "pausa" di un anno, la casa editrice riparte con una squadra leggermente cambiata ma medesimi intenti. Attualmente abbiamo due collane principali: in "Bagaglio a mano" esploriamo la narrativa contemporanea, in particolare quella proveniente dall'America del Sud, mentre nella collana "Segnavia" recuperiamo testi fondativi sui diritti umani, e in particolare sui diritti delle donne. Per quanto riguarda la narrativa, il filo rosso è il modo in cui le nuove generazioni percepiscono il passato a volte oscuro vissuto dai loro padri. Ma nel caso di Mariana Enriquez, ad esempio, questo tema si intreccia con quello dei diritti delle donne, ripreso nella collana "Segnavia". Insomma, che si tratti di storie o saggistica, i nostri libri dialogano sempre tra loro.

Nella collana "Bagaglio a mano" pubblicate principalmente autori del Sud America, ma anche qualcosa dell'Est Europa. Come mai la scelta di paesi così distanti tra loro geograficamente e culturalmente parlando? C'è forse qualcosa che li accomuna?

Sì, sicuramente Sud America ed Est Europa hanno un legame profondo, dovuto a diversi flussi migratori, anche se a conti fatti questo legame, almeno nel caso degli autori da noi pubblicati, si ripercuote poco in termini di peculiarità letterarie. C'è un romanzo brasiliano che avremmo potuto pubblicare che racconta la ricerca delle proprie origini brasiliane da parte di un uomo polacco, e a pensarci bene ce n'è un altro ceco che racconta le origini ceche di una donna argentina. Diciamo che se avessimo pubblicato questi e altri romanzi a poco a poco il legame sarebbe affiorato più chiaramente. Lo stesso Krupa, autore del nostro Serpenti, ha un cognome polacco. Ma per farla breve, Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar? è stato l'inizio, molto riuscito, di una sotto-collana che non si è mai avviata, e che avrebbe ospitato autori dell'Est Europa. Per tanti motivi, abbiamo preferito concentrarci sui giovanissimi latinoamericani.

Vorrei evidenziare particolarmente la vostra collana "Segnavia", che tratta argomenti decisamente importanti come i diritti delle donne. Questo tema mi sta molto a cuore e cerco di portarlo sempre più in luce nel mio blog, parlando appunto di libri con queste tematiche. Ce ne volete parlare un po' di più? Come è nata l'idea e perché è stato scelto proprio questo tema? Sono previste altre uscite in questa collana?

Anche a noi sta molto a cuore il tema, come si può evincere. Crediamo che i nostri "libricini delle femministe", come li chiamiamo scherzosamente tra noi, dovrebbero trovarsi in tutte le case. È una cosa che va al di là dell'aspetto commerciale di una casa editrice. Tant'è che parliamo di volumetti spillati da tre euro e cinquanta (della cui veste grafica, detto tra parentesi, siamo particolarmente fieri). Si tratta,più seriamente, di testi fondativi, rivelatori, necessari alla comprensione di quella che è stata la condizione della donna fino all'altro ieri. Ma c'è di più, sono testi brillanti, illuminati, e, nel caso della Wollstonecraft, persino divertenti. Sicuramente rimarranno una costante all'interno delle nostre pubblicazioni.

Tre libricini della collana Segnavia

Che cos'è esattamente "Traviesa" e perché avete deciso di portarla in Italia?

Traviesa è una splendida realtà, una rivista latinoamericana che mette insieme giovani autori di tante nazionalità diverse, producendo numeri digitali composti da quattro racconti ciascuno. Noi, semplicemente, ci siamo proposti di tradurre alcuni numeri e di importarli in Italia. Tra questi autori, Rodrigo Hasbún, classe 1981, è da poco stato pubblicato da SUR.

Quali sono i punti forti di Caravan edizioni? Cosa la differenzia dalle altre realtà editoriali? E quali sono, invece, i limiti che si incontrano essendo una piccola Casa Editrice indipendente?

Sappiamo di essere mossi principalmente dall'amore per le letterature che trattiamo, e per i nostri libri, in quanto oggetto cartotecnico e in quanto veicolo di contenuti che sanno alternare l'intrattenimento alla riflessione. Facciamo pochi libri l'anno, forse è questo a differenziarci da altri editori, ma non possiamo sostenere che questo implichi una cura editoriale maggiore, per quanto noi davvero ci mettiamo l'anima affinché i nostri libri siano "corretti" da tutti i punti di vista. I limiti si sono intravisti nella seconda domanda, parlando di libri che avremmo voluto fare e che non abbiamo fatto, a volte perché i diritti erano fuori dalla nostra portata, altre perché, in generale, abbiamo mezzi ridotti.

C'è in progetto qualche novità? Qualche prossima uscita che ci potete anticipare?

Parliamo dell'ultimo libro in uscita, Quello che è successo a Joana di Valério Romão, un libro molto intenso che parla della maternità ospedalizzata e che, va detto, potrebbe scuotere qualcuno per via della trama e delle atmosfere. È un libro difficile, al quale crediamo moltissimo, e speriamo che superi l'ostacolo della paura iniziale da parte di giornalisti e lettori. Ma consiglio anche il secondo libro di Mariana Enriquez, che nel frattempo è stata pubblicata anche da Marsilio, e che è un viaggio narrativo tra i cimiteri di tutto il mondo; si intitola Qualcuno cammina sulla tua tomba.

Le ultime due novità Caravan edizioni

Ultima domanda. Naturalmente prima di essere editori siete dei lettori. Ci dite due libri che, secondo voi, tutti dovrebbero leggere e perché?

Sì, siamo lettori, e lettori voraci, e anche tra noi molto diversi: c'è chi ama João Guimarães Rosa e chi Bernhard, chi Fenoglio e chi i manga. Forse proprio per questa varietà di preferenze non riusciamo ad accordarci su due libri che vadano bene per tutti. Ma chi leggerà quest'intervista se ci scriverà via mail avremo il piacere di dargli qualche consiglio su misura, e non necessariamente dal nostro catalogo.

Grazie mille per la disponibilità, attraverso queste risposte è emersa proprio tutta la passione e l'amore che provate per il vostro lavoro e i libri in generale.
Tenete duro e continuate sempre così, perché abbiamo bisogno di editori come voi, che credono in ciò che fanno, e tutto l'impegno che ci mettete si rispecchia negli ottimi prodotti che pubblicate.


Se l'intervista vi è piaciuta e vi ha incuriosito, andate subito nel sito di Caravan edizioni a spulciare un po' il loro interessantissimo catalogo, e andate a trovarli nella loro pagina Facebook.
Non dimenticate di mettere mi piace alla pagina delle Book Bloggers Blabbering per non perdervi tutte le recensioni ai libri Caravan che condivideremo con voi per tutto il mese di luglio, saranno degli ottimi suggerimenti per le letture sotto l'ombrellone.
E io tornerò da queste parti venerdì, perché non ho ancora finito di parlarvi di questa straordinaria casa editrice, e vi illustrerò un po' il loro catalogo elencando i libri che desidero leggere assolutamente.

venerdì 30 giugno 2017

CALENDARIO DELLE LETTURE DI LUGLIO

C'ho preso proprio gusto con questo calendario delle letture, lo attendo con ansia e durante tutto il mese mi sfido a terminare la quantità di letture che mi sono prefissata e a pensare che libri inserire nel prossimo (finché dura prendiamoci dentro...).
Dato che è diventata una rubrica fissa, ha diritto al suo banner, che realizzerò nei prossimi mesi (appena ho due minuti di tempo) così da rendere tutto più ufficiale e ordinato.
Intanto partiamo con le letture che ho intenzione di fare a luglio. Non saranno tante, perché in questi mesi ho intenzione di mollare un po' la cinghia con il blog e godermi l'estate in relax (anche perché accendere il computer con questo caldo è da spararsi!!)

Prima di tutto vi informo che #IndieBBBCafé delle Book Bloggers Blabbering di questo mese sarà interamente dedicato alla Caravan edizioni. Non perdetevi la mia intervista alla Casa Editrice che sarà pubblicata qui sul blog lunedì, e anche tutti i bellissimi consigli di lettura che vi daremo durante tutto il mese.
Dal canto mio io leggerò due libri Caravan, per poi parlarvene.
Il primo sarà Quello che è successo a Joana di Valerio Romão. Romanzo secondo me straziante di una donna al settimo mese di gravidanza che le si rompono le acque e si precipita in ospedale. Oltre all'ambiente terribile della sala travaglio e all'indifferenza del personale sanitario, qualcosa non va per il verso giusto. Errore umano o destino? Lo scopriremo, mentre la nostra povera Joana sprofonderà in una spirale di follia straripante.
Mi incuriosisce tanto, anche perché tempo fa ho letto un'illuminante articolo su quello che passano le partorienti in sala parto e durante il ricovero successivo. Aneddoti indicibili, che fanno indignare e vergognare. Comunque approfondirò l'argomento se questo è, in parte, il tema del libro e potremo discuterne sotto la recensione.

Secondo libro Caravan è Qualcuno cammina sulla tua tomba di Mariana Enriquez. Regalatomi gentilmente mentre mi trovavo a Roma per Più Libri Più Liberi il dicembre scorso.
Un libro che mi ha incuriosita subito dal titolo e poi mi ha letteralmente conquistata quando ho scoperto che al suo interno l'autrice racconta la storia di persone del tutto comuni, ma con vicende curiose e interessanti, sepolte nei cimiteri più suggestivi del mondo, da Genova a New Orleans fino a Parigi.
Non c'è assolutamente nulla di macabro in questi racconti, mantenendo un certo rispetto per i defunti, ma anche un po' di ironia per non appesantire la situazione.
La vita delle persone, reali e non, mi ha sempre incuriosita, è anche per questo che sono un'accanita lettrice, non è forse per questo che si legge? Per scoprire e immergersi nella vita di qualcun'altro? E farlo attraverso una passeggiata tra le tombe di diversi cimiteri in compagnia della Enriquez mi affascina molto.

Ultimo libro, ma già in lettura in questo momento, è il piccolissimo (appena 80 pagine) ma intensissimo e coinvolgente L'altra figlia di Annie Ernaux, questa volta de L'orma Edizione.
Una lettera che l'autrice scrive alla propria sorella morta due anni prima che lei nascesse. Un racconto intimo e toccante, che la Ernaux fa a cuore aperto, interrogandosi su che ruolo ha avuto questa sorella invisibile nella sua vita e nella vita dei suoi genitori.
Veramente una lettura veloce date le poche pagine, ma alla quale bisogna prestare molta attenzione. Sa scavare nei sentimenti e nelle emozioni umane, fino a commuovere.


Ecco qui. Come potete vedere questo mese mi concentrerò su sole tre letture, ma nulla mi vieta di cominciarne altre quando le avrò finite queste, solo che non voglio programmarle ora. Ho molto tra cui scegliere: alcuni racconti, un paio di libri nuovi e molti libri che attendono da tempo nella mia libreria... Deciderò con calma quando sarà il momento, per ora va bene così.
A dire la verità avrei ancora in lettura Tredici di Jay Asher, che trovo estremamente noioso e lo sto trascinando da due mesi ormai, ma cercherò di finirlo il prima possibile in modo da parlarvene nel prossimo Romanzi a Puntate.

E voi avete letto o avete intenzione di leggere qualcuno di questi libri? Avete già deciso quali saranno le vostre letture sotto l'ombrellone? Avete qualcosa da consigliarmi?
Ci vediamo lunedì con l'intervista alla redazione di Caravan edizioni, non mancate!!

mercoledì 28 giugno 2017

ROMANZI A PUNTATE: DIECI PICCOLI INDIANI di Agatha Christie


Circa un mese fa ho visto che in televisione davano le due puntate della mini-serie omonima del capolavoro di Agatha Christie Dieci piccoli indiani. Dato che non avevo mai letto un giallo (lo so, è vergognoso) e soprattutto mai un giallo di Agatha Christie (ancora più vergognoso), ho deciso che era arrivato il momento di provare questo genere, e quale scelta migliore se non cominciare con la regina del delitto in persona?!
Per una volta la televisione mi ha spinta ad uscire dalla mia zona confortevole, mi ha fatto affrontare un genere diverso dal solito, che mi ha conquistata e che da ora leggerò molto volentieri.

Dieci persone estranee tra loro sono state invitate a soggiornare in una splendida villa a Nigger Island senza sapere il nome del generoso ospite. Eppure, chi per curiosità, chi per bisogno, chi per opportunità, hanno accettato l'invito.
Non hanno trovato il padrone di casa ad aspettarli, hanno trovato invece una poesia incorniciata e appesa sopra il caminetto della loro camera. e una voce inumana e penetrante che li accusa di essere tutti assassini.
Per gli ospiti intrappolati sul quell'isola è l'inizio di un incubo: angoscia, paura, terrore, panico e quasi isteria. Emozioni e accuse reciproche che si susseguono omicidio dopo omicidio, fino alla rivelazione finale.





Lo stile di Agatha Christie è sublime: con pochissime descrizioni è in grado di caratterizzare perfettamente i personaggi, e qui ce ne sono dieci tutti distinguibili tra loro, riconoscibili immediatamente quando appaiono in scena. I dettagli che il lettore ha su ogni personaggio sono molto scarni, ma incredibilmente nella sua mente si delineano delle figure precise, con tratti somatici e caratteriali specifici, creando personaggi a tuttotondo.
La scrittura è semplice e diretta, pochi e veloci dialoghi, facile da seguire anche quando l'autrice cambia le carte in tavola e tenta di disorientare il lettore, ma senza confonderlo, in modo da non perdere la sua attenzione.
Una vera e propria detective story con le sue formule e convenzioni, in cui il lettore è continuamente sorpreso da rivelazioni, scoperte e intrecci. Un'opera intelligente e curata nei minimi dettagli, che fa lavorare la mente di chiunque la legga, stimolando il ragionamento, le riflessioni e accrescendo la curiosità. Una vera partita d'intelligenza tra autrice e lettore che, manco a dirlo, si conclude a favore della Christie.

Non ci sono assolutamente descrizioni di sangue e violenza, è tutto molto più sottile e pacato, più psicologico ed emotivo, in grado di creare comunque una tensione crescente, che parte in sordina per poi esplodere nelle ultime pagine, man mano che ci si avvicina alla risoluzione del caso.
Ho riscontrato anche una certa vena ironica nel descrivere alcune scene, forse un modo per smorzare la tensione del momento, che provoca dei sorrisi amari dato ciò che si sta leggendo.
In quest'opera c'è la volontà di impartire una morale ottimistica alla fine, ma mi sono informata e a quanto pare è una cosa che ricorre in tutti i libri di Agatha Christie. Alla fine la verità e la giustizia trionfano sempre, in qualche modo il colpevole (o i colpevoli...) ha ciò che si merita, al contrario di quanto accade di solito nella realtà e ciò ha l'intento probabilmente di rasserenare il lettore.

Per gran parte della storia i personaggi sono sospettosi e diffidenti tra loro, il sospetto verso chiunque è una costante, sia nella mente del lettore, sia tra i dieci protagonisti che continuano ad accusarsi a vicenda. Un costante senso d'angoscia, di tensione e sospetto verso tutti aleggia su ogni pagina, ed è estremamente affascinante e coinvolgente.
Sicuramente questa lettura ha fatto muovere costantemente le rotelle del mio cervello. Ho sospettato di diversi personaggi, ho fatto riflessioni e ragionamenti per cercare di capire cosa stesse succedendo in realtà, sono arrivata addirittura a pensare all'esistenza di una forza superiore che manovrasse i fili della storia. Ma non c'è nulla di soprannaturale nelle opere di Agatha Christie. Tutto è molto realistico e frutto della, contorta e sadica, mente umana. Arrivando alle conclusioni finali, in cui tutto viene svelato, ho sorriso divertita scoprendo di non aver capito proprio nulla, di essere stata ingannata perfettamente dall'autrice che ha seminato indizi lungo tutto il libro, ma che non li ho saputi leggere correttamente.
Una lettura coinvolgente, che mi ha tenuto incollata alle pagine fino alla fine, e che poi ha saputo sorprendermi come pochi libri riescono a fare.

La BBC One ha trasmesso nel 2015 la miniserie omonima tratta da questo romanzo; originariamente composta da tre puntate di 60 minuti ciascuna, ma ridotte a due da un'ora e mezza quando è stata trasmessa in Italia per la prima volta nel novembre del 2016.
Questa è solo l'ultima, in ordine cronologico, delle innumerevoli trasposizioni cinematografiche, televisive e teatrali di quest'opera. Personalmente ho visto solo questa e mi è sembrata molto accurata nelle sceneggiatura, nella scenografia e nei costumi, molto fedele al libro.
Gli attori scelti sono tutti molto bravi. Questa è una storia che si svolge molto tramite gli sguardi e il non detto e le loro interpretazioni sono magistrali: con un solo sguardo riescono a trasmettere emozioni intense e tensione.
Tra i più noti Aidan Turner, che qui interpreta Philip Lombard, e potete vederlo anche nei panni di Ross Poldark nell'omonimo period drama; Charles Dance, qui il giudice Wargrave, ma che nei nostri cuori sarà sempre papà Lannister de Il trono di spade; Miranda Richardson attrice britannica che interpreta l'austera Emily Brent, ma che ha al suo attivo innumerevoli serie TV e altrettanti film (tra cui anche Harry Potter); e Sam Neil, neozelandese, famoso soprattutto per i suoi ruoli in pellicole cinematografiche (come ad esempio nell'ultimo film Marvel, Thor: Ragnarok) e in questa miniserie è il generale MacArthur.

Ci sono delle differenze tra romanzo e serie TV, come è ovvio che sia quando c'è questo cambiamento di registro. Alcune cose che funzionano nei libri non sono trasportabili sullo schermo, e dal canto suo la televisione usa tecniche diverse per mettere al corrente lo spettatore di alcune cose, come ad esempio l'uso dei flashback che in questa miniserie servono soprattutto a far conoscere la storia pregresse dei personaggi, fondamentale per capire lo svolgimento della storia.
Altri piccoli particolari discostano dalla storia originale: come ad esempio il nome dell'isola, perché i tempi sono cambiati e socialmente non sarebbe più accettato il nome originale Nigger Island. Anche l'usare sempre e solo il termine "indiani" al posto di "negretti" usato invece nel romanzo, sottolinea il cambiamento della società e che certi termini non è più giustificato usarli.
Hanno aggiunto anche una storia d'amore tra Vera Claythorne e Philip Lombard, che nel romanzo non esiste proprio, perché la sottotrama amorosa incuriosisce sempre e appassiona, anche se in una storia come questa non ce n'era proprio bisogno.

Nella miniserie tutti e dieci i personaggi appaiono colpevoli di omicidio a loro modo, attraverso numerosi flashback il telespettatore capisce che tutti e dieci i protagonisti hanno un animo cattivo e che nel passato hanno commesso un crimine di cui non si pentono più di tanto, perché hanno delle motivazioni per cui si giustificano. Nel romanzo invece questo non è così chiaro, ma viene lasciato al giudizio del lettore. Quello che nella serie TV è dato per certo e sicuro, cioè la colpevolezza di tutti, nel romanzo è sottinteso e per alcuni personaggi addirittura non si ha mai la certezza della loro colpevolezza, nemmeno a romanzo concluso.

Un'ottima trasposizione che permette di arricchire le immagini che si erano create in mente durante la lettura. Le ambientazioni sono perfette, così tetre e cupe, a volte con risvolti horror e spaventosi, da far venire veramente i brividi. E la musica di sottofondo, usata per l'intera durata della serie (tre ore) senza interruzioni, ma con alcuni picchi a sottolineare le scene più incisive, crea un'atmosfera ricca di tensione, agitazione e senso di claustrofobia.
Insomma una visione perfetta da fare dopo la lettura di questo capolavoro di Agatha Christie, che riesce a trasmettere esattamente le stesse emozioni del romanzo e che non deluderà nemmeno i più affezionati al libro.

venerdì 23 giugno 2017

MOBY DICK E ALTRI RACCONTI BREVI di Alessandro Sesto

Questo era un libro Gorilla Sapiens che volevo da tanto tempo. ne avevo letto recensioni entusiastiche e me ne avevano parlato benissimo.
Quindi ringrazio di cuore Simona. del blog Letture Sconclusionate, per avermelo regalato il dicembre scorso, quando mi sono recata a Roma a trovarla.
Dato che l'#IndieBBBCafè delle Book Bloggers Blabbering dedica tutto il mese a questa divertente e particolare Casa Editrice, è un piacere per me parlarvi di quest'opera.

Può la lettura influenzare la routine quotidiana?
Cos'hanno in comune la vita di un impiegato e di un poeta maledetto?
Perché non bisogna mai dire Adios, Scheherazade?
Qual è il vero significato della manzoniana espressione vile meccanico?
Come mai Leopardi rimpiangeva la vita prima di Facebook, pur vivendo prima di Facebook?
Sono solo alcuni dei quesiti a cui cercherà di rispondere l'eroe di questi racconti: un irriducibile amante dei Classici che proverà a "vivere secondo Letteratura", cacciandosi suo malgrado in situazioni surreali ed esilaranti.
Una guida dissacrante e arbitraria alle opere dei grandi della letteratura.


Ciò che salta subito agli occhi, leggendo Moby Dick e altri racconti brevi, è l'indiscussa conoscenza che l'autore ha dei Classici della Letteratura mondiale e degli scrittori che l'hanno creata. È  una cosa che non si può mettere in dubbio, nemmeno per un momento durante la lettura, perché traspare in ogni pagina e in ogni riga.
Anche la cultura e la preparazione di Alessandro Sesto è palese. Il linguaggio usato è ricercato e di livello, ma non appare mai pretenzioso, caratterizzato da un'ironia intelligente e mai volgare.
In questo modo viene consegnato nelle mani del lettore un libricino con racconti interessanti, comici, veloci e piacevoli da leggere, ma soprattutto studiati e composti accuratamente.

Si capisce subito che non sono semplici racconti di vita quotidiana, ma più che altro un analisi diversa dal solito, molto ironica, su alcuni romanzi Classici (quelli con la C maiuscola) come ad esempio Moby Dick (che da il titolo all'opera), oppure I fratelli Karamazov, o ancora L'insostenibile leggerezza dell'essere, I promessi sposi e Guerra e Pace.
Un modo nuovo e decisamente più divertente per volgere uno sguardo alla grande Letteratura di tutti i tempi, scovando prospettive diverse e facendo considerazioni inusuali.
Alcuni di questi racconti brevi toccano anche aspetti relativi a generi letterari diversi, ma anche aspetti della vita personale degli scrittori stessi. Interessanti soprattutto gli aneddoti di alcuni tra i più famosi autori della storia, che ignoravo totalmente, come quello su Kafka e il significato attribuito all'aggettivo kafkiano, che è molto curioso e fa sorridere, scoprendo un lato poco conosciuto dell'autore cecoslovacco.

Non posso dirvi molto altro su questo libri, primo perché sono tutti racconti assestanti, senza un collegamento tra  loro, e sopravvivono benissimo anche singolarmente; è come un trattato (passatemi il termine) che sfrutta la letteratura per parlare della vita quotidiana e non, con una strana ossessione da parte dell'autore per i piani cartesiani. E secondo perché non voglio rovinarvi il piacere che si prova leggendo queste pagine. Vi ritroverete a ridere, riflettere e scoprire cose nuove che non conoscevate, per terminare la lettura decisamente arricchiti e felici... insomma un tipico libro Gorilla Sapiens.

martedì 20 giugno 2017

SE MI DISTRAGGO PERDO di Anna Giurickovic

Ho conosciuto per la prima volta le tre sorelle di Gorilla Sapiens Edizioni la prima volta che sono andata al Salone del Libro di Torino nel 2015. e in quell'occasione, oltre a prendere la bellissima maglietta della Casa Editrice, ho comprato anche questo libro: Se mi distraggo perdo di Anna Giurickovic, perché mi aveva incuriosito molto il fatto che fossero racconti brevi tutti incentrati sul mondo femminile.


In questo libro ci sono 14 intensi racconti che conducono in un mondo tutto al femminile fatto di dolcezza, cattiveria, follia, fragilità.
Con uno sguardo malinconico e passionale , la giovane autrice traccia le vite di donne, ma anche di uomini, che si incontrano e si scontrano in una danza sensuale e tragica.
Queste brevi storie mettono a fuoco pensieri ed emozioni dei protagonisti in un flusso che diventa narrazione incalzante.








Lo stile semplice e secco dell'autrice regala dei racconti brevi estremamente veloci da leggere, il libro si legge in un sorso, che arrivano dritti al punto e sanno sconvolgere nel profondo per la loro immediatezza e la loro chiarezza nell'esprimersi.
Gli argomenti trattati in questo libricino sono difficili, complicati, impegnativi e a volte scomodi. Non sono certo racconti leggeri, per trascorrere qualche ora in tranquillità, ma sono piccole storie che sanno scavare nel profondo dell'animo umano, fino ad arrivare a quei lati più oscuri e terribili che sono insiti in alcuni di noi.
Praticamente tutti i racconti cominciano con una vena ironica, quasi divertente, che non ti prepara alla rivelazione sconvolgente, e a volte fastidiosa, che segue. Ogni storia ha un finale sconvolgente che turba l'animo del lettore.

Come ogni volta che si legge una raccolta di racconti, alcuni risultano più riusciti e riescono a rimanere più impressi nella mente. Questo dipende soprattutto dalla sensibilità del lettore: ciò che colpisce me personalmente, non è lo stesso che può fare breccia in un altro lettore.
E tra questi quattordici racconti ce ne sono stati alcuni che mi hanno colpita dritta allo stomaco, perché trattavano argomenti che hanno smosso qualcosa dentro di me, hanno toccato alcune corde molto sensibili. Come ad esempio "Nudi sul rivo del fiume" che parla di pedofilia e incesto, e di tutto il dolore che ciò si porta dietro; oppure "Piccola noce, Mia" in cui c'è una protagonista instabile; o "Rinasco lucertola" un toccante e commovente ritratto di una ragazza bulimica e del suo grande dolore; e ancora "La bambina sul pendio" che racconta l'amore tragico di due amanti molto diversi tra loro.

Le donne, e gli uomini, protagonisti di queste storie hanno tutti qualcosa da nascondere, un segreto che li logora dentro e li fa agire in modo discutibile e non consono alla morale comune.
Una lettura molto interessante, consigliata a chi desidera immergersi in racconti che colpiscono e riescono a stimolare riflessioni su argomenti delicati e decisamente scomodi, di cui è sempre difficile parlare per un motivo o per l'altro.

venerdì 9 giugno 2017

L'INTERPRETAZIONE DEI SOGNI DI FREUD ASTAIRE di Angelo Zabaglio (aka Andrea Coffami)

Il mese di giugno dell'#IndieBBBCafè delle Book Bloggers Blabbering è tutto dedicato alla Gorilla Sapiens Edizioni. Per conoscerla meglio vi rimando all'intervista, condotta da Carla su Una banda di cefali, alle tre sorelle fondatrici di questa piccola casa editrice romana.
Durante questo mese, qui nel blog, vi parlerò di tre libri editi Gorilla Sapiens, tutti e tre raccolte di racconti brevi, e voglio partire con L'interpretazione dei sogni di Freud Astaire di Angelo Zabaglio (aka Andrea Coffami).

Una raccolta di racconti surreali ed esilaranti, che con un umorismo a tratti amaro conduce in un universo di stranezze, pulsioni e trasgressioni dall'ordinario.
L'autore ci presenta un immaginario straziante e provocatorio, che non teme censure, e a cui il lettore accede attraverso il filtro di uno sguardo naive, valicando i limiti delle convenzioni sociali e del buon senso, per aprirsi all'imprevedibile campo dell'assurdo.
A definire lo stile pop di quest'opera contribuiscono, infine, il pastiche linguistico di dialetti, gerghi e stile colloquiale e i frequenti riferimenti alla cultura televisiva e cinematografica.





Ogni sinossi, sui libri Gorilla, comincia con questa frase: "Caro lettore di quarta di copertina". L'ho sempre trovato molto carino che si rivolgessero direttamente al lettore, in modo da farlo sentire coinvolto e partecipe di ciò che sta leggendo, e in questo modo lo accompagnassero per mano a scoprire, con poche e semplici parole, di cosa tratti il libro in questione.
Resta comunque difficile definire questo libro, quasi impossibile incasellarlo in un determinato genere, ma questa è la caratteristica principale delle opere Gorilla Sapiens
Sicuramente L'interpretazione dei sogni di Freud Astaire può essere visto come uno sguardo comico, ma soprattutto ironico, sulla cultura e la società contemporanea. Aneddoti divertenti, al limite dell'assurdo e del ridicolo, e a volte anche del grottesco, che assomigliano proprio a dei sogni, quei sogni privi di senso logico che si fanno molto spesso.

Trentadue racconti molto brevi, diretti, pungenti e che arrivano dritti al punto senza tanti giri di parole. Una scrittura quella di Angelo Zabaglio chiara e semplice, che scorre velocemente e fa terminare il libro in un battere d'occhio.
Ho avuto il pacere di assistere a un reading dell'autore a Roma durante Più Libri Più Liberi ed è stato molto divertente. Poi l'ho incontrato al Book Pride di Milano e in quell'occasione mi sono fatta autografare il libro. Angelo/Andrea è una persona molto simpatica e divertente, un burlone che sa sempre come rubarti un sorriso. A testimoniarlo è anche come ha ridotto la copia del libro che avevo comprato per farmela firmare, scrivendo frasi e facendo disegnetti su alcune pagine (come quello qui accanto). Che da un'ossessiva compulsiva come me, che non apre troppo i libri per non rovinarli, subito avrei voluto strozzarlo, ma poi c'ho riso su, consapevole anche del fatto che il volume acquisterà di valore nel caso di morte dell'autore. ;-D
Per conoscerlo un po' meglio e assaggiare il suo umorismo vi consiglio di fare un salto sulla sua pagina Facebook Stiamo affreschi.

Non tutti i racconti,però, mi sono piaciuti, perché a volte scade in una volgarità che personalmente non apprezzo, ma che non toglie niente all'opera intera, anzi mi hanno scioccata e lasciata un po' interdetta e credo che parte dello scopo fosse proprio quello.
Ma la maggior parte mi sono piaciuti moltissimo. Mi hanno fatto sorridere e ridere di gusto, come ad esempio: Contatti, Anna e lo specchio magico, Io sono leggenda, Non c'è due senza tre, oppure ancora Buono il primo e Io sono Superman.
Ho apprezzato molto quando, nel bel mezzo di un racconto, Angelo Zabaglio apre una parentesi per esprimere una propria riflessione o perplessità; è una delle parti che ho preferito e che mi ha fatto più ridere, data la sagacia e l'acume delle sue osservazioni.

Mentre leggevo la seconda metà di questo libro, dove a mio parere ci sono i racconti più belli e divertenti, ero nella sala d'aspetto del mio dottore, circondata da molte persone che non facevano altro che controllare la loro bacheca di Facebook (ma prima dell'era dello smartphone e dei social network questa gente cosa faceva nei momenti morti? Boh!). Comunque, ero dal dottore, e la gente ogni tanto alzava gli occhi dal telefono per guardare me che sghignazzavo mentre leggevo. A volte non riuscivo a trattenermi e mi scappava proprio una risata, e in quei casi alzavano tutti lo sguardo e sorridevano con me (o di me?). Ad ogni modo, ho tenuto ben in alto il libro, in modo che tutti potessero leggere il titolo e magari essere invogliati a comprarlo.

martedì 30 maggio 2017

CALENDARIO DELLE LETTURE DI GIUGNO

Ho deciso di proporvi, alla fine di ogni mese, il mio calendario delle letture per il mese successivo, così potrete essere sempre aggiornati sulle mie letture. Ma questo serve anche a me. Infatti, se vi comunico in anticipo cosa andrò a leggere quel mese, la cosa spinge anche me ad essere più diligente e determinata a portare a termine i miei piani, a impegnarmi e a leggere un po' di più; insomma, se sgarro almeno mi sento più in colpa e cercherò di non farlo.
Questo mese ci saranno meno recensioni, ma solo perché andrò in vacanza una settimana e quindi il blog resterà fermo per quei giorni. Il numero delle letture è sempre lo stesso, ma questa volta sono più brevi, perché ci sono tre raccolte di racconti.

Il mio primo libro di Agatha Christie, e anche il mio primo giallo in assoluto. Lo so, sono vergognosa, ma meglio tardi che mai, no?
E quale miglior modo di cominciare, se non con uno dei capolavori più famosi della regina del delitto?
Ho scelto proprio Dieci piccoli indiani perché ho visto che, i primi giorni di giugno, trasmetteranno in TV la mini serie in due episodi tratta da questa opera. Ed è perfetto per la prossima puntata di Romanzi a Puntate.
Dieci persone sono  state invitate a soggiornare in una splendida villa a Nigger Island, senza sapere il nome del generoso ospite. Al loro arrivo però non hanno trovato il padrone di casa ad aspettarli, ma una poesia incorniciata e appesa sopra il caminetto della loro camera, e una voce inumana e penetrante che li accusa di essere tutti assassini.
E della trama non si può dire altro per non svelare troppo. Al momento è già in lettura, l'ho cominciato ieri sera, ma già da quelle poche pagine che ho letto mi ha completamente catturata.

Dato che l'IndieBBBCafè di giugno sarà interamente dedicato a Gorilla Sapiens Edizioni ho deciso di leggere tre libri di questa Casa Editrice, specializzata in raccolte di racconti umoristici.
Il primo è Moby Dick e altri racconti brevi di Alessandro Sesto, un libro che parla di letteratura a suo modo, divertendo.
Un irriducibile amante dei Classici che proverà a "vivere secondo Letteratura", cacciandosi suo malgrado in situazioni surreali ed esilaranti, e proverà anche a rispondere ad alcune domande come: può la letteratura influenzare la routine quotidiana? Qual è il vero significato della manzoniana espressione vile meccanico? Come mai Leopardi rimpiangeva la vita prima di Facebook, pur vivendo prima di Facebook?
Non sono una grande lettrice di raccolte di racconti brevi, ne ho lette molto poche, ma vedremo come andrà la mia prima esperienza con dei racconti umoristici.

Non contenta, ho scelto un'altra raccolta di racconti della stessa Casa Editrice che promette di essere molto divertente: L'interpretazione dei sogni di Frud Astaire di Angelo Zabaglio (aka Andrea Coffami).
Con un titolo del genere, che richiama l'opera fondamentale del caro Sigmund Freud, non potevo lasciarmelo scappare perché fa emergere in me le reminiscenze dei miei studi in psicologia.
In più, mentre ero a Roma per Più Libri Più Liberi ho potuto assistere al reading di alcuni autori Gorilla Sapiens, che leggevano i loro racconti, tra cui c'erano anche Angelo Zabaglio e Alessandro Sesto. È stato talmente divertente che molti spettatori si sono fermati, incuriositi dalle grasse risate che sentivano, e alla fine si sono precipitati a comprare i libri.
Queste brevi storie ci presentano un immaginario straniante ed esilarante, valicando i limiti delle convenzioni sociali e del buon senso, per aprirsi all'imprevedibile campo dell'assurdo.

E dopo tante risate, sarà meglio tornare un po' con i piedi per terra e affrontare argomenti più seri e delicati, ma restando sempre nell'ambito dei racconti. Così leggerò Se mi distraggo perdo di Anna Giurickovic, sempre edito da Gorilla Sapiens.
14 intensi racconti conducono in un mondo al femminile fatto di dolcezza, cattiveria, follia, fragilità. Con uno sguardo malinconico e passionale, la giovane autrice traccia le vite di donne e uomini che si incontrano e si scontrano in una danza sensuale e tragica.
Queste storie mettono a fuoco pensieri ed emozioni dei protagonisti in un flusso che diventa narrazione incalzante.
Solo dalla sinossi si capisce perfettamente che è molto diverso dagli altri due libri, ma la curiosità è tanta perché mi sto accingendo a conoscere meglio una piccola nuova realtà editoriale tutta italiana.

Per finire inserisco di nuovo Tredici di Jay Ascher, che avevo messo nel calendario delle letture del mese scorso, ma che sinceramente ho trovato molto lento e noioso e non sono riuscita a proseguire nella lettura. Vediamo se riesco a finirlo e a fine giugno parlarvene in una puntata di Romanzi a Puntate.
Magari se tutto va bene riesco a liberarmene durante la settimana di vacanza, speriamo.
La storia la conoscono anche i sassi ormai, ma ripassiamola nel caso qualcuno abbia vissuto in una grotta negli ultimi mesi e non la conosca.
Hannah si è suicidata, ma prima di compiere il terribile gesto, ha registrato sette audiocassette in cui racconta i 13 motivi che l'hanno portata a quella decisione. Le motivazioni corrispondono a 13 persone, che sono direttamente o indirettamente responsabili del suo gesto; ognuno di loro dovrà ascoltare tutte le cassette e poi passarle alla persona successiva. Il lettore segue i ricordi e i ragionamenti di Clay Jensen, mentre ascolta confuso e incredulo la voce di Hannah che gli racconta gli ultimi mesi della sua vita, in cui anche lui si scoprirà colpevole.

Come sempre fatemi sapere se avete già letto uno o più di questi libri, o se anche voi avete deciso di leggerli nel mese che sta per cominciare, magari facciamo una lettura condivisa. Ditemi le vostre opinioni, riflessioni e consigli su queste letture, ma soprattutto: cosa state leggendo in questo momento?

venerdì 26 maggio 2017

#IlMaggioDeiLibri: IL PAESE DEI SEGRETI ADDII di Mimmo Sammartino

Questo è il mio ultimo post per Il Maggio Dei Libri, che terminerà ufficialmente il 31 maggio. È stato bello per me partecipare quest'anno, promuovere la letteratura a modo mio nel mio piccolo spazio, e mi sono messa alla prova con post un po' diversi dal solito: riguardanti temi che mi hanno messo in seria difficoltà (ad esempio quello della settimana scorsa sulla #legalità); un post divertente su come intendo io il #benessere; ho potuto celebrare una delle mie autrici preferite, Jane Austen, nella settimana dedicata agli #anniversari che ricorrono quest'anno; e vi ho presentato il mio piano di lettura per il mese di maggio (che sono riuscita, stranamente, a rispettare!!).
Devo ringraziare soprattutto Simona di Letture Sconclusionate per avermi coinvolta in questo progetto, insieme ad altre blogger/vlogger appassionate, competenti e grandi lettrici.
Per l'ultima settimana dovevamo solo scegliere un libro, di una Casa Editrice che collabora a #IlMaggioDeiLibri, e recensirlo. Niente di più semplice, si torna all'abituale tipologia di post.
Ho optato per un libro di Hacca edizioni che ho comprato l'anno scorso a Roma per Più Libri Più Liberi, ovvero Il paese dei segreti addii di Mimmo Sammartino.

Comincia con un mistero il Natale di Pietrafiorita. Sullo sfondo, un borgo d'Appennino che si spopola. Il paese dei segreti addii si fa guscio vuoto nel suo tempo lento e inesorabile.
In questo microcosmo, consuma la propria esistenza una umanità di margine: profeti, beghine, sordomuti, sciamani, musici falliti, sbirri, preti, truffatori, cantastorie. Uomini che partono per il mondo e qualche volta ripercorrono la stada a ritroso.
È qui che tornano a cercarsi i padri e i figli che si sono perduti. È qui che padri e figli imparano di nuovo a sognarsi. Pietrafiorita resta però lontananza. Sguardo d'Appenino che domanda al destino o alla fortuna se possa ancora esistere una terra di ritorno.
Eppure nel villaggio, refrattario a storia e geografia, dove tutto accade come un'eco, non sono risparmiati i dolori: la disfatta del Don, l'8 settembre, l'eruzione del Vesuvio, l'occupazione delle terre, la tragedia di Marcinelle.
È qui che il vecchio Geremia, morto molti anni prima, può conoscere l'amore. Per gli occhi d'oliva di Giuditta, il sogno negato quand'era solo un ragazzo. E poi, in una fioritura di biancospino, per Giuditta Seconda, l'abbraccio di carne che viene quando il Senzanome ha già imparato a leggere il vento.
Finché il tempo non torna a farsi profezia. Meraviglia dolente di un canto d'usignolo. Finché un'alba di sangue non cade dal cielo, come una rivelazione. Come una ferita.

Devo ammettere che questo libro l'ho comprato perché mi aveva conquistato dalla prima frase:
"Un rivolo scarlatto come sangue sporcò la neve, che pareva un'offesa. E tutti pensarono che fosse accaduto qualcosa di irreparabile."
Queste poche semplici parole avevano creato nella mia mente un'immagine nitida, reale e violenta, tanto da incuriosirmi a scoprire di cosa trattasse la storia all'interno di questo libro.
Con uno stile accurato, scorrevole e accattivante, che ti spinge a girare pagina per scoprire sempre di più, Mimmo Sammartino ci conduce per mano attraverso quasi una fiaba, in cui racconta il piccolo borgo dell'Appennino, Pietrafiorita, e i suoi abitanti che possono apparire ordinari a un primo sguardo, ma che in realtà sono caratterizzati da avvenimenti curiosi e interessanti.
La rappresentazione, realistica e attenta, di un qualsiasi paesino della provincia italiana, in cui troviamo cattiverie, pregiudizi, pettegolezzi e dicerie. Un posto in cui quando una persona se ne va, per il paese intero è come se fosse morta, come se all'infuori del paesello non esistesse nulla e fosse impossibile crearsi una vita oltre quelle case e quelle montagne.

Pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, facciamo la conoscenza di diversi personaggi, ognuno dei quali ha una propria storia da raccontare, e ci rendiamo perfettamente conto che essi esistono veramente in un qualsiasi paesino della nostra penisola. C'è Michele, il povero ex soldato senza gambe, timido e gentile; Cataldo il sacrestano sordomuto, costretto a servire il prete in tutto; il prete Fulgenzio e il maresciallo Carmelo, legati già prima di arrivare in quel borgo, entrambi insofferenti e determinati a far pagare per questa infelicità gli abitanti di Pietrafiorita. E poi ancora, Rosina, donna libera sessualmente, disprezzata e additata come poco di buono; Giuditta Seconda impazzita per la perdita di uno dei suoi figli; Catafaro l'ubriacone del paese e le pie donne, come zia Concetta. Ma la storia più coinvolgente e incisiva è sicuramente quella tra Geremia e Giuditta. Novelli Romeo e Giulietta con famiglie rivali, per motivi che ormai nessuno ricordava più, che ostacolano il loro amore. La loro vicenda è tragica come quella dei due amanti shakespeariani, ma con un finale diverso, altrettanto triste e drammatico, ma con un pizzico di speranza per uno dei due giovani.
Il racconto principale, la storia che fa da cardine a tutto il romanzo, che scopriamo man mano anche attraverso gli occhi e le voci degli altri abitanti del paese, è quella di Habel Dell'Aria: andatosene da Pietrafiorita per superare un grande e devastante lutto personale e ritornato, dieci anni dopo, per riconciliarsi con il padre e il suo dolore, per essere perdonato e perdonarsi.

Quel rivolo che sembra sangue sulla neve, che viene citato nella prima frase, sembra sparire durante la lettura, il lettore non ne ha più memoria mentre si immerge totalmente nelle storie singolari e curiose dei pietrafioresi. Ma quel rivolo scarlatto tornerà alla fine del libro, in modo inaspettato, violento e sconvolgente, e vi condurrà a un finale tragico e commovente. Caratterizzando il libro con una costruzione quasi palindroma, cioè le scene con le quali inizia, sono le stesse (o quasi) con le quali finisce.

Ecco il calendario con tutti gli appuntamenti di questa settimana con le altre blogger e vligger di questo progetto, che ormai volge al termine:


martedì 23 maggio 2017

ROSEMARY'S BABY di Ira Levin

Come vi ho detto la settimana scorsa, l'IndieBBBCafè questo mese è tutto dedicato ad Edizioni Sur, una giovane casa editrice, che ha saputo farsi largo nel mercato dell'editoria proponendo molti prodotti interessanti, di cui io prediligo quelli di narrativa anglo-americana. E di questa categoria fa parte il libro di cui vi parlo oggi Rosemary's Baby di Ira Levin: un romanzo horror, nel senso più blando del termine, ma che sa trasmettere un'incredibile tensione nervosa.

Guy e Rosemary Woodhouse sono una giovane coppia di sposi. Lui è un attore, in attesa della sua grande occasione; lei sogna una normalità borghese fatta di sicurezza economica, una bella casa, tanti figli.
Dopo lunghe ricerche hanno trovato un appartamento nel Bramford - uno storico palazzo nel cuore di Manhatta, circondato da un alone di prestigio sociale, ma anche da sinistre leggende - e di lì a poco la loro vita sembra arrivare a una svolta: Guy ottiene una parte in un'importante commedia e Rosemary rimane finalmente incinta del primo figlio. Ma non tutto è destinato ad andare per il verso giusto.
La gravidanza di Rosemary viene turbata da premonizioni e incubi notturni, da inspiegabili dolori addominali e strani incontri, e soprattutto dall'invadenza di due vicini, troppo premurosi per non risultare sospetti.


Questa volta non mi ero informata più di tanto su questo libro, non avevo nemmeno letto la trama, sapevo solo che era una storia particolare, a tratti horror, un po' inquietante. Volevo che fosse un mistero da scoprire lentamente durante la lettura. Ed è stata tutta una sorpresa, infatti, ho visto tutto attraverso gli occhi di Rosemary, ho dubitato con lei di alcuni personaggi e mi sono fidata di altri, cercando di sviluppare delle mie ipotesi sulla situazione.
E che forti emozioni ho provato! Quelle che ti tengono incollato a un libro e ti fanno saltare sulla poltrona se qualcuno ti sfiora una spalla (storia vera).
Lo stile chiaro, semplice e pulito di Ira Levin mi ha catturata, coinvolta e intrappolata nella lettura fino alla fine. Del tutto incuriosita dalla storia, avrei voluto leggerlo continuamente, senza mai posarlo per tornare alla mia vita reale; infatti l'ho divorato e l'ho finito in pochissimi giorni (ma se avessi avuto l'opportunità l'avrei finito in uno).

L'angoscia e il senso di oppressione che ho provato leggendo questo libro, non mi era mai capitato.
Rosemary ha molti amici e conoscenti che le vogliono bene e tengono a lei, e questo si percepisce da subito, anche se questi non sono molto presenti nella storia; come lettori non si dubita mai delle buone intenzioni dei suoi amici, anche quando le cose diventano complicate è solo Rosemary, confusa e frastornata, a dubitare di loro, ma il lettore non cade nel tranello.
Invece c'è una certa ambiguità, fin dall'inizio, nel comportamento degli anziani vicini di casa, del ginecologo, di altri inquilini del palazzo e, più avanti, anche di Guy il marito della protagonista. Sono gentili, affabili e generosi, sempre presenti, anche nei momenti in cui non te li aspetti, si preoccupano di Rosemary e  delle sue condizioni in modo quasi morboso; ed è proprio questo estremo atteggiamento di accudimento nei suoi confronti che fa rizzare subito le antenne e insospettisce il lettore, che comincia a pensare da subito che le loro intenzioni non siano delle migliori e che abbiano un secondo fine.
Anche se questo secondo fine non sarà chiaro fino alla fine del libro, proprio fino alle ultime pagine, portando a un finale veramente inaspettato.

Un personaggio che ho detestato è stato il marito, Guy, una di quelle persone che compreresti solo per tenerla sul comodino e schiaffeggiarla ogni volta che se ne ha voglia. Egoista, egocentrico e approfittatore, che appare come gentile e amorevole, ma che invece agisce solo per un suo tornaconto personale.
E la povera Rosemary: giovane donna convinta di essere emancipata, consapevole, decisa, forte e atea, ma che si rivela invece una persona ingabbiata nei propri pregiudizi, una ragazza di campagna, trasferitasi in città, che però non accetta e ha paura di ciò che è diverso da lei (omosessuali e neri) ed è confortata dallo stereotipo di una vita borghese e tranquilla di brava mogliettina remissiva, accondiscendente e ingenua.
Ma non posso proprio dirvi altro su questa splendida storia coinvolgente e sconvolgente al tempo stesso, perché non voglio proprio rovinarvi le sorprese, la paura e l'angoscia che troverete al suo interno.

Voglio recuperare tutti i romanzi di Ira Levin, soprattutto La donna perfetta, perché Rosemary's Baby mi ha fatto scoprire uno scrittore incredibile, che sa come tenere incollati i lettori alle pagine. Sono convinta che anche le altre sue opere saranno all'altezza.
Prima però devo recuperare il film del 1968, tratto da questo romanzo, diretto da Roman Polanski e con Mia Farrow nei panni di Rosemary, perché sono veramente curiosa.

venerdì 19 maggio 2017

#IlMaggioDeiLibri: La #legalità di leggere

Questa settimana del Il Maggio Dei Libri noi lo dedichiamo alla #legalità. Un argomento che mi ha messo in seria difficoltà, perché non riuscivo a trovare un tema valido di cui parlarvi nel post.
Ad un certo punto ho fatto l'associazione più semplice che mi è venuta con il concetto di legalità, ovvero l'illegalità.
Grazie ai libri, noi possiamo venire a conoscenza di alcuni aspetti della vita, oscuri e sordidi, senza per forza farne esperienza in prima persona. Situazioni che nella vita reale sarebbero illegali, da molti punti di vista, ma che noi possiamo leggerne e venire a conoscenza di queste realtà, attraverso uno strumento del tutto legale: il libro.
Gli argomenti a riguardo sono dei più disparati: dal crimine organizzato e non all'omicidio; dalla mafia allo spaccio e all'uso di sostanze stupefacenti; dalle violenze, nel senso più ampio del termine, alle truffe; fino ad arrivare a genocidi di massa, come quello compiuto dai nazisti nella Seconda Guerra Mondiale, per citarne solo uno.


Io non leggo molto libri con all'interno questi argomenti, o meglio, che non trattano in senso stretto questo preciso argomento. O almeno non in questo periodo della mia vita.
C'è stato però un periodo, durante l'adolescenza, in cui ero incuriosita dalle droghe e da tutto il mondo che ne ruotava intorno e, piuttosto di fare esperienza diretta sul campo, mi sono messa a leggere.
La mia era una curiosità più rivolta all'informarmi su queste sostanze, i loro effetti e ciò che comportavano, più che un vero e proprio interesse a provarle. Così mi sono ritrovata a leggere, più che altro, storie vere di persone che in questo tunnel, devastante e pericoloso, c'erano cadute e faticavano a uscirne.

Il primo libro affrontato fu Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane F pubblicato nel 1978. Sì, faccio parte di quella generazione per cui questo libro era ancora un cult, una lettura quasi obbligatoria che bisognava fare a una certa età.
La testimonianza di Christiane, raccontata a due giornalisti del settimanale "Stern", racconta di come abbia cominciato piccolissima, negli anni Settanta a dodici anni, ad avvicinarsi alle prime droghe: hashish, Lsd, efedrina e mandrax. E in breve tempo, a quattordici anni, si sia ritrovata a prostituirsi, per le strade di Berlino, per procurarsi le dosi di eroina. Christiane in questo periodo contrae anche l'epatite, con cui conviverà tutto il resto della sua vita.
Le vicende dei ragazzi dello zoo di Berlino hanno influenzato diverse generazioni a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, trascinando l'effetto anche fino agli anni Novanta. Diventando la testimonianza di un'epoca buia, in cui la tossicodipendenza cominciava ad essere argomento di discussione, e denunciando l'indifferenza della società verso un dramma sociale ancora oggi attuale.
Un racconto crudo, incisivo e scioccante, che rimane impresso nella mente per sempre. La storia di una discesa precipitosa nel tunnel della droga, dal quale la ragazza non ci uscirà mai veramente. Sebbene la fine del libro lasci intendere che lei sia determinata ad abbandonare questo stile di vita, la pubblicazione di qualche anno fa (2015) del seguito Christiane F. La mia seconda vita, dimostra, trentacinque anni dopo, come Christiane non sia mai riuscita a staccarsi da questo mondo. Tra la disintossicazione e la ricaduta, racconta come la sua vita sia stata caratterizzata soprattutto da solitudine e una grande disperazione (questo libro lo devo assolutamente recuperare).
Dal primo libro è stato tratto anche un film nel 1981, che racconta soprattutto degli anni in cui Christiane era dipendente dall'eroina e si prostituisce, tralasciando completamente gli anni precedenti con le droghe leggere e anche alcuni personaggi fondamentali nel libro.

È stato in un pomeriggio trascorso in biblioteca, dopo la scuola, che mi sono imbattuta in Alice: i giorni della droga. Il diario reale di un'adolescente americana, pubblicato nel 1971, di cui non si conosce mai il nome, che racconta quelle scelte sbagliate che ci si trova davanti a una certa età, alcune più sbagliate e distruttive di altre. Alice è solo un nome fittizio, che fa riferimento all'Alice del paese delle meraviglie di Lewis Carroll, che cade nella tana del bianconiglio. E così la giovane ragazza di questo diario, precipita in una spirale fatta di droga, solitudine e devastazione.
Racconta come la ragazza venga a contatto con le prime droghe, provando dell'Lsd a una festa con gli amici, e di come ben presto diventi dipendente da esse; arrivando ad abbandonare la scuola e a frequentare compagnie sbagliate. E queste compagnie sono la causa dello strano comportamento della ragazza secondo i genitori, che non vedono e non capiscono cosa stia succedendo alla figlia.
Anche questa è una storia che scuote nel profondo, che colpisce e impressiona, ma con un finale veramente improvviso che assomiglia a un forte pugno nello stomaco. A distanza di molti anni, ancora me lo ricordo vividamente.
Il libro è stato presentato all'epoca come il vero diario di una ragazza americana, rimasta anonima, ma anni dopo, tramite una ricerca sul copyright, si è scoperto che era depositato da Beatrice Sparks, una psicologa statunitense. Nel 1979, la Sparks dichiarò che Alice: i giorni della droga era davvero basato su due diari di una ragazza che era stata sua paziente, ma che a essi aveva aggiunto alcuni avvenimenti romanzati sulla base delle esperienze di altri ragazzi dall'adolescenza disturbata.
Per i temi trattati al suo interno, oltre che di tossicodipendenza si parla sessualità e violenza in modo esplicito, il libro ha suscitato molto clamore dopo la sua pubblicazione e i genitori conservatori hanno intentato molte cause per bandire il libro dalle biblioteche scolastiche. Ancora oggi è nella top 10 dei libri più censurati negli Stati Uniti.

Gli anni in cui si svolgono le vicende di questi due libri sono più o meno gli stessi, gli anni Settanta, ma in due parti del mondo completamente diverse, una nella povera e degradata Berlino Est e l'altra negli Stati Uniti ricchi e scintillanti.
Due testimonianze reali che denunciano il dramma di una situazione sociale, che a tutt'oggi non ha una soluzione. Le droghe sono cambiate oggi, ma la disperazione, la sofferenza e la solitudine in cui precipitano queste due ragazze sono ancora attuali e ci sono ancora tantissimi giovani tossicodipendenti che si ritrovano in questa situazione, senza sapere come uscirne.


Il calendario delle pubblicazioni delle altre blogger e vlogger che partecipano al progetto:

martedì 16 maggio 2017

NESSUNO SCOMPARE DAVVERO di Catherine Lacey

Il nostro #IndieBBBCafè dedica l'intero mese di maggio a Edizioni Sur, una casa editrice nata cinque anni fa, che si caratterizza soprattutto per la narrativa latino-americana e anglo-americana. Per conoscere meglio questa realtà editoriale vi rimando all'interessante intervista che ha fatto Paola per elle con zero.
Io ho scelto questo libro quando mi trovavo a Milano per Book Pride. Questa copertina evocativa, un titolo che sembra una promessa e la trama curiosa, sono stati i motivi che mi hanno avvicinata a questo romanzo.

Elyria, ventotto anni, ha un lavoro stabile e un marito a New York; ma un giorno, senza dare spiegazioni, molla tutto e parte con un volo di sola andata per la Nuova Zelanda.
Passerà mesi a vagare in autostop fra le campagne di quel paese sconosciuto, incrociando le vite di altre persone e tentando di dare un po' di pace alla sua. Scopriamo che Elyria ha un passato difficile (una madre alcolizzata, una sorella adottiva suicida, allieva del professore che è poi diventato suo marito), ma la fuga non è causata da crimini o violenze: nasce da un malessere esistenziale tanto profondo quanto difficile da definire; e il romanzo è, di fatto, un viaggio nella mente della narratrice, capace di osservazioni acutissime sul mondo, ma anche preda di improvvisi squilibri; dentro di lei, dice, si muove un bufalo riottoso che non riesce a placare.



Chi non ha mai desiderato partire? Mollare tutto ed andarsene?
Quando le cose sembrano andare male, sembrano troppo grandi e difficili da superare, o semplicemente ci si annoia e la vita sembra sempre la stessa, sembra quasi inevitabile un cambiamento, una scossa, e quindi allontanarsi e lasciare tutto sembra la scelta migliore.
Un pensiero fugace, che appare nel cuore della notte, in un momento in cui l'angoscia e la disperazione si fanno spazio dentro di noi e non ci lasciano dormire. Alzi la mano a chi non è mai successo! Ma poi arriva il mattino e questo malessere lascia il posto alle responsabilità e alla razionalità che ci tengono legati (nel bene e nel male) al posto dove siamo.
A me è successo alcune volte di dire: "Vaff... domani parto e non torno più, cambio la mia vita". Ma invece sono ancora qui, perché non ho il coraggio di fare il salto.
Però ho sempre ammirato tanto chi riesce a farlo, a mollare tutto (affetti, parenti e amici) e andare altrove in cerca di nuove opportunità, un nuovo inizio. E un po' invidio il coraggio di queste persone.
Come fa Elyria, la protagonista di questo romanzo, che dall'oggi al domani lascia lavoro e marito per andare in Nuova Zelanda, con pochi soldi in tasca e uno zaino sulle spalle. Lei lo fa in modo decisamente drastico, perché non avvisa nessuno della sua partenza. E lo fa principalmente perché vuole sparire, ma non si può scappare da sé stessi e sparire del tutto, e il titolo ce lo ricorda bene: Nessuno scompare davvero.

Un libro estremamente scorrevole (poco più di 200 pagine), ha capitoli brevi che si leggono velocemente, lo stile è molto semplice e chiaro.
La maggior parte delle volte i capitoli si alternano: passando dal racconto della situazione attuale che sta vivendo Elyria, raccontando il suo presente, ciò che le succede e le persone che incontra; per passare al capitolo successivo in cui la narratrice racconta ricordi personali della sua vita e si lascia trasportare da flussi di coscienza infiniti, ingovernabili che spaziano in tutte le direzioni e si perdono.
È grazie a questi ricordi che noi lettori veniamo a conoscenza di molte cose riguardanti la protagonista e, un po' alla volta, ci facciamo un'idea sul perché abbia preso questa decisione, di mollare tutto e andarsene.

Elyria se ne va a causa di un malessere interiore che nemmeno lei sa spiegare, ma è sicuramente dovuto a diverse situazioni della sua vita: una madre assente e alcolizzata; una sorella morta suicida; un marito che la ama, ma non la conosce; la presenza di pochissimi veri amici.
Questo inspiegabile malessere si manifesta dentro di lei come un bufalo inferocito, che sente muoversi in modo irrequieto e scatenarsi all'improvviso.
Così, la nostra protagonista, si ritrova dall'altra parte del mondo per chiarirsi le idee (senza grandi risultati in verità) e a ripetere sempre gli stesse schemi: non parla con nessuno, se non strettamente necessario; rimugina costantemente sul suo passato; e scappa ogni volta che le cose diventano insostenibili per lei.

Il finale, che naturalmente non vi racconto, non so se l'ho capito a pieno e se mi ha convinta, ci sto ancora riflettendo. Nel corso del suo viaggio, durato diversi mesi, Elyria cambia molto, perché è inevitabile che un viaggio del genere ti cambi profondamente; ma molte cose non hanno una spiegazione o una conclusione chiara, non trovano una soluzione. E forse va bene così, perché in realtà nella vita vera le cose vanno proprio così: non tutto si sistema da solo, soprattutto scappando, ma le cose cominciano ad andare meglio solo quando le si affronta.